Pd: i renziani chiedono il congresso, ma Martina resta candidato

Telecamere nella sala stampa della sede del Pd. Sullo sfondo il logo del partito.
Telecamere nella sala stampa della sede del Pd. ANSA/ETTORE FERRARI

ROMA. – Bisogna fissare una data per il congresso del Pd. Se ne è convinto Matteo Renzi, a dieci giorni dall’assemblea del partito. Sono due, spiegano i dirigenti a lui vicini, le opzioni: primarie a novembre o a febbraio 2019, per avere un nuovo segretario prima delle europee. A guidare il partito potrebbe essere, aggiungono, Maurizio Martina, se accettasse di dare una scadenza ravvicinata al suo mandato da segretario, o – a norma di statuto – il presidente Matteo Orfini.

Ma la proposta viene per ora rispedita al mittente da Martina, che si candida a essere eletto in assemblea segretario con pieni poteri: “Al Pd non serve un liquidatore o passacarte e non possiamo permetterci divisioni o conte in fretta e furia”.

E’ un braccio di ferro in piena regola, quello in corso nel partito. E gli esiti non sono scontati. Si discute di come gestire la fase di transizione post-sconfitta. Ma in ballo c’è, in prospettiva, il potere di fare le liste elettorali per le europee o in caso di voto anticipato. E nell’immediato, la tenuta della linea che il partito porterà al Quirinale nelle prossime settimane. Quella linea, sottolineano franceschiniani e orlandiani, non è più blindata sull’opposizione, perché si allarga il fronte di chi vuole aprire un dialogo per provare a scongiurare un governo M5s-Lega.

“Inizia un confronto civile di idee diverse”, afferma Dario Franceschini. “Se M5s rinuncia alla Lega siamo pronti a discutere”, insiste Andrea Orlando. Alla vigilia del nuovo giro di consultazioni, i due parlamentari renziani Tommaso Cerno e Stefano Ceccanti presentano intanto al Senato e alla Camera proposte di riforma costituzionale per introdurre il semipresidenzialismo.

E’ un segnale di disponibilità di Renzi al dialogo su un governo del presidente con al centro anche le riforme? Il tema, sostengono i renziani, oggi non esiste: l’accordo tra Di Maio e Salvini c’è già. Ma nel partito si continua a dibattere, tanto che se ne parla in qualcuno degli interventi di un’assemblea dei senatori per approvare il regolamento del gruppo: “Franceschini come intende impedire un governo M5s-Lega?”, domanda Dario Parrini.

C’è chi assicura che la linea “governista” prende sempre più piede tra i Dem. E anche per questo i ‘pasdaran’ renziani vogliono blindare la linea dell’opposizione con un congresso in autunno e la reggenza di Matteo Orfini. Ma dalla minoranza ribattono che lo statuto non prevede la reggenza di Orfini, semmai potrebbe restare l’ex vicesegretario di Renzi: Martina.

Il reggente resta “in campo” e si propone “con tenacia” per una segreteria senza termini di scadenza, che porti alla “ricostruzione” del partito nei prossimi anni con “umiltà, collegialità e lavoro di squadra”. Il nome di Martina – che in chiave unitaria tiene contatti con tutti i ‘big’ del partito, inclusi Renzi e Gentiloni – avrebbe il sostegno di Franceschini, ma anche Emiliano (purché Martina faccia chiare aperture a un dialogo con M5s) e Orlando. La minoranza convergerebbe sul reggente se unisse, altrimenti presenterebbe un suo candidato.

Il tentativo in atto è evitare la rottura e lo stesso Renzi agli interlocutori non esclude di convergere su Martina, purché accetti una data per il congresso. Nell’assemblea, sostengono dalla minoranza, i renziani non hanno più numeri così solidi: l’ala “governista” avrebbe circa il 50% dei voti. Al contrario, ribattono gli uomini più vicini all’ex segretario: la maggioranza è schiacciante.

Ma i nervi sono tesi, come dimostra la polemica per una festa organizzata dai Giovani democratici della Balduina a Roma, con locandina che ritrae i funerali di Renzi. E ancora di più, lo mostra l’iniziativa di 400 democrat che denunciano l’assenza di donne negli organi dirigenti nel partito: “Non ci fidiamo più di voi”, dicono ai vertici del partito. E scatenano un putiferio: “Hanno approvato anche loro le liste”, replica un gruppo di parlamentari renziane.

(di Serenella Mattera/ANSA)