Zuckerberg: “I miei dati violati da Cambridge Analytica”

Mark Zuckerberg durante la citazione al Congresso americano. EPA/MICHAEL REYNOLDS

WASHINGTON. – “Anche i miei dati sono fra quelli violati da Cambridge Analytica”. Lo ha ammesso il fondatore e Ceo di Facebook Mark Zuckerberg nella seconda giornata di audizioni fiume al Congresso degli Stati Uniti. E ha così confermato la vulnerabilità del social ‘libero’ per eccellenza, fino a fargli riconoscere l’inevitabilità di darsi regole, sebbene con “attenzione”.

Zuckerberg aveva esordito al Senato portando prima di tutto le sue scuse e il suo rammarico davanti ai 44 membri della commissione congiunta Giustizia e Commercio: torchiato per cinque ore, ha portato poi il suo mea culpa alla Camera. Ma non è bastato: le domande si sono fatte incalzanti, le richieste di garanzie più pressanti così come si è andato delineando chiaramente negli interventi di alcuni che hanno sototlineato come le sole scuse non saranno d’ora in poi sufficienti.

Ne ha fatto una lista una deputata, citando interventi ripetuti negli anni fino da quando Zuckerberg era ad Harvard dove ha ideato il network che ha cambiato il modo di scambiarsi informazioni sul web, ma che di volta in volta presentava imperfezioni e inciampava: “Stando a questi precedenti – ha detto poi – mi sembra che l’autoregolamentazione non funzioni”.

Regole e privacy, queste dunque le preoccupazioni del Congresso. “Credo che sia inevitabile la necessità di alcune regole, ma bisogna fare attenzione” ha detto il fondatore di Facebook, toccando uno dei nervi scoperti e confermando in maggiore dettaglio una apertura già accennata ieri davanti ai senatori. Il suo appello è all’equilibrio, e alla necessità di evitare regole che finiscano per soffocare le startup tarpando le ali a sviluppo e novità.

E poi Zuckerberg ha insistito sulla libertà di scelta degli utenti circa il livello di privacy nella condivisione di informazioni e contenuti, pur ammettendo che la gran parte non utilizza i controlli messi a disposizione dalla piattaforma per scegliere il livello di protezione del proprio profilo.

Ma la domanda rivelatrice è diretta: “I suoi dati personali erano inclusi fra quelli violati da parti terze?” e la risposta non ha lasciato spazio a dubbi: “Sì”. Zuckerberg è stato quindi chiamato a spiegare in dettaglio come funziona la raccolta di dati, dallo scambio di foto alla storia sul browser.

E su Cambridge Analytica è restato irremovibile, puntando il dito contro quella ‘parte terza’ che ha agito a insaputa del network raccogliendo impropriamente dati di 87 milioni di utenti, Mark Zuckerberg compreso. E allora è tornato a rassicurare e ha confermato che è partito questa settimana il servizio di notifica per gli utenti i cui dati sono interessati dal caso.

Intanto dagli investitori Zuckerberg ha incassato per il momento qualche segnale di fiducia con Facebook che è salita decisa a Wall Street mentre il suo Ceo era ancora sotto torchio al Congresso. Una tendenza che è stata confermata anche nel primo giorno di audizioni, in cui Facebook ha chiuso in forte rialzo sulla piazza di New York.

(di Anna Lisa Rapanà/ANSA)

Condividi: