Pensioni: Intesa finanzia Ape volontaria, via alle domande

Al via l'Ape volontaria

ROMA. – Chi avesse intenzione di chiedere l’Ape volontaria, il prestito finanziario a garanzia pensionistica, da oggi può farlo: è infatti arrivata l’adesione della prima banca, Intesa Sanpaolo, al finanziamento del prestito che dovrebbe consentire a chi ha più di 63 anni di età e 20 di contributi di ritirarsi dal lavoro grazie a un reddito ponte da restituire al momento del pensionamento con una rata sulla propria pensione nel corso di 20 anni.

L’Inps ha chiarito che i 20 anni di contributi necessari per ottenere il prestito devono essere maturati in una sola gestione. In pratica non sarà possibile quindi accedere all’Ape se si hanno ad esempio 18 anni di contributi nella gestione dei dipendenti privati e 18 in quella dei dipendenti pubblici mentre è possibile se si hanno contributi per lavoro dipendente e autonomo cumulati per almeno 20 anni. Non sono cumulabili con altre gestioni anche i contributi maturati nella gestione separata.

La procedura oggi è attiva e l’Inps ha spiegato che è rivolta a chi ha già ottenuto il riconoscimento del diritto all’Ape e al momento sono circa 7.000 le domande di certificazione accolte. Nella domanda va indicato sia l’istituto finanziatore del prestito sia l’impresa assicurativa alla quale richiedere la copertura del rischio di premorienza. Dovranno decidere velocemente soprattutto coloro che hanno intenzione di chiedere nella domanda gli arretrati (se hanno maturato il diritto tra il 1 maggio e il 18 ottobre 2017) perché dovranno farlo entro il 18 aprile.

Il prestito potrà essere chiesto fino alla fine del 2019 e secondo le stime presentante dal presidente dell’Inps Tito Boeri al momento della presentazione del simulatore la platea potenziale (coloro che se volessero potrebbero accedere allo strumento) dovrebbe essere di 300.000 persone per il 2018 e 115.000 per il 2019.

Per chiedere il prestito bisogna avere almeno 63 anni di età (63 anni e cinque mesi dal 2019) ed essere distanti dalla pensione di vecchiaia non più di tre anni e sette mesi. Bisogna avere maturato almeno 20 anni di contributi (in una sola gestione a meno di non aver già fatto e pagato la ricongiunzione) e avere in prospettiva una pensione al netto della rata per la restituzione del prestito di almeno 1,4 volte il trattamento minimo (per il 2018 710,38 euro).

L’Inps comunica il prestito minimo e massimo ottenibile tenendo conto del fatto che non si può superare la richiesta del 75% della pensione in caso di richiesta di durata del reddito ponte superiore a tre anni. La trattenuta sulla pensione (per 240 rate, 12 l’anno esclusa la tredicesima) tiene conto del capitale, del tasso di interesse, del costo del premio assicurativo contro il rischio di premorienza e del fondo di garanzia e sarà pari a circa il 4,6% della pensione per ogni anno di reddito ponte chiesto.

L’incidenza dei costi effettivi (esclusa la restituzione dell’Ape ricevuta) per un prestito di 12 mesi è dell’1,6% circa. E’ riconosciuto un creduto di imposta annua nella misura del 50% degli interessi sul finanziamento e dei premi assicurativi per la copertura del rischio di premorienza. L’Ape, essendo nella sostanza un prestito, è esente da tasse e contributi.

(di Alessia Tagliacozzo/ANSA)

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