Pd tiene la linea, ma dialoganti sperano rientrare in partita

Ultima offerta renziani a Martina,segretario e congresso in 2019

ROMA. – M5s e centrodestra “dicano chiaro se sono nelle condizioni di governare il Paese oppure no”. Maurizio Martina rispedisce la palla nel campo altrui e tiene il Pd sulla linea di una “minoranza” che è “responsabile” e “supporta l’azione del presidente della Repubblica”.

Ma al termine del secondo giro di consultazioni, è nelle sfumature che si leggono le tensioni di un partito profondamente diviso. Da un lato i renziani, che con Andrea Marcucci ‘sigillano’ la linea di opposizione con un “Mai al governo con M5s e destra”, scritto tutto maiuscolo. Dall’altro i “dialoganti”, che registrano passi avanti: un passo alla volta – dicono – usciamo dall’immobilismo e quando ci sarà un premier incaricato il confronto sarà vero.

Il Pd è pronto a sedere al tavolo delle consultazioni di chi ricevesse un mandato esplorativo o un incarico formale: su questo punto tutti d’accordo. Su cosa comporti, le letture divergono. Perché secondo gli esponenti dell’area vasta, da Dario Franceschini ad Andrea Orlando, che vorrebbe intavolare un dialogo vero per spezzare l’asse M5s-Lega, è un avanzamento di una linea che, all’inizio, sembrava dover essere puramente aventiniana.

Martina, che non ha incontrato Di Maio né Salvini, è pronto a sedere al tavolo di chi riceverà l’incarico: a quel punto – negli auspici dei “dialoganti” – potrebbe aprirsi un dialogo con M5s per un governo senza Di Maio premier. Ma a quel punto – ribattono dall’area renziana – non si arriverà perché il governo lo faranno M5s e centrodestra e spiragli per un governo alternativo non se ne vedono, anche perché Salvini sembra escludere pure l’appoggio esterno del Pd al centrodestra evocato da Berlusconi.

Ma soprattutto, sottolineano le stesse fonti, se pure Martina siederà al tavolo, il Pd non potrà che tenersi all’opposizione. La crisi siriana, dice sibillino Matteo Richetti, “potrebbe rafforzare una soluzione di responsabilità ma non apre a soluzioni di incoerenza politica”.

Il reggente si vede al Nazareno con Matteo Orfini, Graziano Delrio e Marcucci, prima di salire al Quirinale. Con loro c’è anche Lorenzo Guerini, che in questa fase di tensione media tra le diverse aree. Ma i renziani di Martina non si fidano più e dai ‘pasdaran’ la sua dichiarazione al Colle viene passata al microscopio: ha tenuto la linea di opposizione, sostiene qualcuno, ma con troppa timidezza. Ecco perché, sostengono i più duri, non lo si può eleggere segretario il 21 in assemblea.

Matteo Renzi però tiene aperta quella strada. E in mattinata Guerini, in un colloquio al Nazareno, a Martina prospetta quella che i renziani ritengono l’unica mediazione ancora possibile: eleggerlo segretario, ma con un mandato a termine e l’impegno a tenere una nuova assemblea a dicembre, per convocare il congresso a febbraio 2019, prima delle europee (difficile, dicono, andare oltre).

Il reggente però, va avanti nel suo lavoro al Nazareno incontrando le parti sociali, e per ora tiene il punto sull’assemblea: vuole un mandato pieno, non accetta di fare il “passacarte”. E’ lui, dicono i non-renziani di maggioranza, la garanzia che Renzi non vada “oltre il Pd”. Da qui all’assemblea mancano otto giorni, tanto può succedere.

(di Serenella Mattera/ANSA)