Pd apre al dialogo con “incaricato”, slitta l’Assemblea

ROMA. – Il Pd esce dal bunker e si dichiara pronto a incontrare la personalità che riceverà l’incarico dal presidente Mattarella, una nuova posizione che si inserisce nell’accordo sullo slittamento dell’Assemblea nazionale del 21 aprile che dovrà decidere se tenere subito il congresso e le primarie o eleggere un segretario che guidi il partito per una fase di decantazione.

“La responsabilità di formare un governo spetta a chi ha preso più voti: lo facciano, smettano con queste schermaglie – ha detto in mattinata Ettore Rosato – Noi saremo attenti a quanto ci dirà il presidente Mattarella e saremo pronti al confronto con chi riceverà l’incarico”.

Rispetto al semplice “facciano loro” dei giorni scorsi, la posizione serve a aiutare l’iniziativa del Presidente Mattarella se la possibile intesa tra Di Maio e Salvini non si concretizzerà. In ogni caso al Nazareno si esclude, come chiarisce Graziano Delrio, che l’interlocuzione possa preludere un accordo per entrare in un governo con M5s o col centrodestra, mentre in caso di governo di altra natura le cose sarebbero da valutare alla luce delle sollecitazioni del Capo dello Stato.

Il tema “governo” si intreccia con la querelle interna, e cioè se tenere il congresso subito, con primarie verso ottobre, o rinviarlo a 2019 ed eleggere all’Assemblea nazionale un segretario, per il quale è candidato Maurizio Martina. All’interno delle diverse componenti non c’è unanimità tanto che Matteo Ricci si è dichiarato favorevole a celebrare il congresso a febbraio 2019, mentre nei giorni scorsi la maggior parte dei renziani hanno spinto per farlo subito.

Sta di fatto che incontrando Maurizio Martina, Renzi ha chiesto un rinvio dell’Assemblea nazionale del 21 aprile, motivando la richiesta con il perdurare delle Consultazioni al Quirinale. Dopo un pomeriggio di tira e molla, per il sospetto (condiviso dalle minoranze Dem) che la richiesta fosse originata dalla volontà di evitare la propria elezione, alla fine Martina ha chiesto al presidente del Pd Matteo Orfini il rinvio, così da “seguire l’impegnativo lavoro del Presidente Mattarella”.

Una decisione che sarebbe stata condivisa da big come Marco Minniti, Nicola Zingaretti e che è stata definita “ragionevole” da Marina Sereni, esponente di Area Dem, mentre la componente di Andrea Orlando e di Michele Emiliano rimane contraria a uno slittamento privo di un percorso certo. Il rinvio di qualche settimana non va inteso come un accordo sul congresso, ma come una tregua per evitare una spaccatura durante l’interlocuzione con Mattarella, anche perché potrebbero aprirsi scenari di governo finora non immaginati.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)