Boeri: “Avanti su vitalizi e privilegi pensioni dei politici”

Il presidente dell'Inps, Tito Boeri. ANSA / CIRO FUSCO

ROMA. – Vitalizi e altri privilegi che i politici si sono regalati, come i ‘contributi figurativi’? costano oltre 150 milioni di euro, un risparmio significativo e una sfida che vale la pena portare avanti secondo Tito Boeri, presidente dell’Inps. Che dopo aver chiesto invano, alla passata legislatura, i dati sui contributi effettivamente pagati dai parlamentari, ora attende un passo avanti dal nuovo Parlamento, con una lettera già recapitata al presidente della Camera Roberto Fico da cui attende risposta.

Tecnico dai modi diretti che non ama farsi tirare la giacchetta dalla politica, Boeri giudica “non sostenibile” l’abolizione della riforma previdenziale che porta il nome di Elsa Fornero, cara tanto al M5s che alla Lega ma che costerebbe 85 miliardi di debito pensionistico. Peggio ancora per la ‘quota 100’, l’idea, tornata nel dibattito, di una soglia minima di età pensionabile ottenuta sommando età anagrafica e anzianità contributiva: 105 miliardi di debito in più.

Ma Boeri non si tira indietro rispetto alla sfida lanciata dai nuovi partiti maggioritari in parlamento, specie i 5 Stelle, sul fronte dei privilegi della politica. Se il taglio dei vitalizi è giudicato da molti una misura puramente simbolica o demagogica, che varrebbe pochi milioni, l’economista della Bocconi alla guida dell’Inps da fine 2014 spiega invece: con un ricalcolo contributivo dei vitalizi che i parlamentari italiani si sono dati “si sarebbero avuti risparmi importanti, non solo simbolici, nell’ordine dei 150 milioni l’anno”.

E trova “scandaloso” che la precedente legislatura, su richiesta dell’Inps, “non ci abbia fornito i dati sui contributi versati dai singoli parlamentari, cariche pubbliche”. Ora tocca al nuovo Parlamento: “mi auguro che l’impegno della nuova legislatura sia vero, un primo segnale sarebbe darci queste informazioni per poter fare calcoli trasparenti”.

Non ci sono solo i vitalizi. Intervistato a ‘In 1/2 Ora’, Boeri rivela che l’Inps è tenuto a versare oneri figurativi a molti parlamentari che prima di assumere la carica erano dipendenti per “circa il 24% della retribuzione”, e “in alcuni casi l’Inps ha versato per 20 o 30 anni”. Un “privilegio” che vale “non pochi soldi” perché nel giro di una legislatura arriva a “qualche decina di milioni di euro”.

Segnali ai partiti usciti vincitori dalle urne: se dalla precedente legislatura anche su questo tema l’Inps non ha avuto risposta, ora Boeri attende un cenno da Fico: “ho scritto una lettera all’ufficio di Presidenza della Camera, sin qui non ho avuto alcuna risposta al riguardo”.

Sarebbero passi avanti ben visti dal presidente dell’Inps. Che non risparmia critiche ai 5 Stelle sulla proposta di reddito di cittadinanza, “arriverebbe a costare fino a 35-38 miliardi”. Ma non nasconde neanche come, con il reddito d’inclusione, l’Italia abbia solo di recente (e in misura solo parziale) colmato una lacuna che la vede unico Paese occidentale, con la Grecia, a non avere un’assistenza di base ai bisognosi.

Con una povertà assoluta “aumentata di un terzo” durante la grande crisi, e che ora coinvolge 4,7 milioni di italiani, per Boeri è “imperativo” aumentare le risorse destinate al reddito d’inclusione, i cui aiuti arrivano alla metà di quei cittadini bisognosi: portandolo a sette dagli attuali tre miliardi di costi, e tenendo conto di redditi e patrimoni, “riusciremmo ad aiutare tutti quelli che sono in condizioni di povertà nel nostro paese”.

(di Domenico Conti/ANSA)

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