Visco: “Superata la crisi delle banche, ora serve stabilità”

Il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco. Manovra
Il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco. ANSA/GIUSEPPE LAMI

ROMA. – Le banche italiane hanno passato la fase nera grazie al miglioramento dell’economia, alle ristrutturazioni e all’intervento dello Stato ma alcune aree di “debolezza” permangono e per risolverle occorrono “stabilità e fiducia” oltre che regole un po’ più flessibili.

Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco non fa una diretta allusione al quadro politico e alle incertezze per il nuovo governo nella sua lectio magistralis per celebrare i 30 anni della Facoltà di Economia di Tor Vergata. La stabilità a cui allude è più generale e si contrappone alla difficilissima situazione in cui gli istituti si sono mossi negli ultimi anni: una doppia recessione, episodi di mala gestio, nuove e più stringenti regole internazionali, la limitazione degli interventi dello Stato, l’introduzione del bail in e un meccanismo europeo di gestione delle crisi che ha mostrato dei lati poco flessibili come nella crisi delle 4 banche generando perdite materiali e impatti anche politici.

Una tenaglia mai vista prima e che è alla base della crisi di alcuni istituti e dell’esplosione dei credi deteriorati e che ha fatto dire ad alcuni come le nostre banche fossero una “minaccia alla stabilità finanziaria globale”. Ma quei tempi per fortuna sono alle spalle e sono stati “dissipati i timori sulla tenuta del sistema” e così è migliorato il giudizio dei mercati.

Per questo, ha ribadito il governatore che già lo aveva fatto a fine 2017 alla Commissione d’inchiesta sulle banche: il fallimento di alcune non è stata colpa “di una vigilanza lenta o disattenta ma dalla peggiore crisi economica nella storia della nostra nazione”. Gli interventi di vigilanza “sono stati continui e pressanti” e hanno “contribuito a risolvere numerosi casi di dissesto”.

E Visco ci ha tenuto a puntualizzare un altro aspetto: “non ho mai detto che il sistema bancario fosse il migliore in Europa” e quando appunto parlavo di “sistema solido”, espressione criticata a lui e al ministro Padoan, si riferiva al “complesso” non a tutti i singoli componenti. Per questo occorre evitare “interventi generalizzati, concitati e prociclici” e bene ha fatto la Commissione Ue di recente ha rendere più flessibili le norme sulla crisi dei piccoli istituti permettendo l’uso dei fondi di garanzia dei depositi ad esempio.

Un rischio invece le regole Bce e dei Bruxelles sui crediti deteriorati lo pongono: in Italia infatti i tempi di recupero sono più lunghi e quindi disallineati e potrebbero ostacolare il finanziamento all’economia. Ma tuttavia la montagna degli Npl si sta muovendo (è calato di un terzo a 135 miliardi dal picco della crisi) e occorre evitare una loro liquidazione a prezzi di saldo.

Certo le banche devono fare ‘i compiti a casa’ seguendo quella linea già segnalata dalla stessa Banca d’Italia (che ne fu anche criticata) anni fa e che passa per informazioni più complete sul proprio portafoglio crediti in modo da cos’ poter decidere se cederli o gestirli. E poi le banche devono approfittare della ‘finestra’ della ripresa economica: agire sui costi e gli esuberi certo ma investendo anche in capitale umano e tecnologia. E per poter realizzare utili le banche dovranno poi aumentare l’efficienza e cercare aggregazioni e fusioni.

(di Andrea D’Ortenzio/ANSA)