Gentiloni in campo: “Imbarazzante legare Regionali a Roma”

Il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, interviene al Vinitaly.

UDINE. – Dopo il Molise il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni torna in campo per le regionali in Friuli Venezia Giulia, una “partita nuova” alla quale bisogna presentarsi con i “valori di una sinistra di governo” e senza collegare gli esiti alle scelte nazionali. Come invece fa Matteo Salvini. “Francamente – afferma sul palco del teatro Palamostre di Udine – mi sembra un modo imbarazzante di interpretare il carattere speciale dell’autonomia del Friuli Venezia Giulia dire che le elezioni di questa regione servono a decidere i rapporti di forza e di schieramento politico a Roma”.

Per il premier “l’Italia è a un bivio”, “si è tirata fuori da una crisi terribile, ha imboccato una strada, non può permettersi di andare fuori strada”. Si faccia bene, si faccia in fretta, dunque.

E’ una giornata di appuntamenti istituzionali nel nord est quella del premier, che comincia a Verona al Vinitaly con bagno di folla, strette di mano, selfie con gli espositori e soprattutto il tour negli stand delle regioni terremotate, e che prosegue in Friuli Venezia Giulia, dove si vota il prossimo 29 aprile. Due le tappe nel pomeriggio: Aviano (Pordenone), per una visita al Centro di riferimento oncologico – “istruttiva” ed “emozionante per certi versi” – e poi Udine.

Qui l’impegno è a tutti gli effetti politico: sostenere il candidato alla presidenza del Fvg, Sergio Bolzonello (Pd), che, è convinto Gentiloni, ha “tutte le carte in regola per farcela”. Gli fa eco Bolzonello: “E’ cominciato un nuovo sentire – osserva il candidato – che sta coinvolgendo tante persone che non si rassegnano a far prevalere un’opzione di paura”.

Ed è da questo nuovo sentire che riparte anche Gentiloni: stop alla campagna elettorale, ora si passi ai fatti, perché “l’Italia non può permettersi una campagna elettorale permanente dove l’unica cosa che tende a scomparire sono le promesse più mirabolanti, più accattivanti. Ma i toni restano da campagna elettorale, in cui ogni forza politica, ciascuno, definisce se stesso il vincitore e predestinato e ciascun vincitore e predestinato continua la sua campagna elettorale”.

L’invito è diretto: “C’è qualcuno che vuole provare a farsi carico dei problemi del paese…”, chiede. “Io continuo a farlo, la sera spengo la luce… Però è una condizione di governo dimissionario che aspetta che finisca questa campagna elettorale”. L’importante, lo aveva detto già a Verona, è “non sprecare il lavoro che è stato fatto e di proseguire in un cammino che ci renda forti e competitivi nel mondo”.

(dell’inviata Alice Fumis/ANSA)

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