Due neri arrestati da Starbucks, bufera su colosso caffè

NEW YORK. – Bufera su Starbucks. Due afroamericani sono stati arrestati senza apparente motivo in una delle sue caffetterie di Philadelphia: il video dell’arrivo della polizia che ha fatto scattare le manette è diventato virale, scatenando una pioggia di critiche sul colosso del caffè, accusato di razzismo.

I due afroamericani stavano aspettando una terza persona e hanno chiesto di poter usare il bagno. Ma il responsabile del punto vendita di Starbucks si è insospettito visto che i due erano all’interno del locale già da diverso tempo senza ordinare. Da qui i ripetuti inviti ai due a uscire dalla caffetteria: inviti caduti nel vuoto. E’ scattata così la chiamata alla polizia.

Gli agenti accorsi sul posto li hanno ammanettati proprio mentre la terza persona che aspettavano è arrivata sul posto, confermando la loro versione dei fatti. Le polemiche sono state immediate, tanto che l’amministratore delegato di Starbucks, Kevin Johnson, è stato costretto a scusarsi pubblicamente e ad assicurare che la società prenderà tutti i rimedi necessari, fra i quali una migliore formazione dei dipendenti.

“Mi scuso”, ha detto Johnson, ribadendo l’impegno di Starbucks contro la discriminazione razziale. Le sue parole tuttavia non sono bastate: le proteste di fronte al locale continuano, ed è stata avviata una petizione per boicottare la società. Dura la condanna anche del sindaco di Philadelphia, Jim Kenney, secondo il quale l’incidente “mostra cos’è la discriminazione razziale nel 2018”.

Il responsabile del locale – secondo indiscrezioni – non lavora più nel punto vendita ma non è chiaro se sia stato licenziato o semplicemente trasferito. Mentre la polizia ha assicurato che non muoverà alcuna accusa nei confronti dei due arrestati, difendendo allo stesso tempo l’operato degli agenti: sono stati chiamati per violazione della proprietà privata e hanno agito seguendo le procedure previste in questi casi.

I due afroamericani intanto hanno accettato l’offerta di un incontro con Johnson per “avviare un dialogo costruttivo”. Ma l’incidente rappresenta un brutto colpo per Starbucks, da anni in prima linea contro le discriminazioni razziali. Nel 2015, quando il dibattito sul razzismo impazzava negli Stati Uniti, la società promosse la campagna ‘race together’ per sensibilizzare l’opinione pubblica e favorire il dialogo.