L’ Assemblea Nazionale valuterà portare Nicolás Maduro a giudizio di merito

Stando al Tribunale Supremo di Giustizia “in esilio” ci sarebbero sufficienti prove per accusare di corruzione il presidente Nicolas Maduro e portarlo a giudizio.
Stando al Tribunale Supremo di Giustizia “in esilio” ci sarebbero sufficienti prove per accusare di corruzione il presidente Nicolas Maduro e portarlo a giudizio.

CARACAS. – L’opposizione tenta nuovamente di perseguitare Maduro. Questa volta per mano del Tribunale Supremo di Giustizia “in esilio”, secondo il quale ci sarebbero i meriti sufficienti per giudicare il presidente riguardo il suo presunto vincolo con i casi di corruzione della brasiliana Odebrecht.

L’ex Procuratrice della Repubblica, Luisa Ortega Diaz, avrebbe fornito il TSJ “in esilio” le “gravi prove” che hanno permesso all’organismo di iniziare il procedimento giudiziale.

Il Tribunale Supremo in esilio è composto da giudici scelti dall’AN per sostituire quelli il cui ruolo era già scaduto. Ma siccome i magistrati scelti dall’AN non sono stati riconosciuti dal governo, anzi alcuni sono stati pure perseguitati politicamente, hanno scelto di abbandonare il paese e conformare un Tribunale Supremo di Giustizia “in esilio”. Quindi lavorando dall’estero, hanno deciso di indagare e perseguitare il presidente.

Ma la decisione di questo TSJ non è pienamente approvata da tutta l’opposizione.

Decisione non condivisa

Il Blocco Costituzionale Venezuela, un movimento che raggruppa diversi giuristi venezuelani come Cecilia Sosa Gómez, Blanca Rosa Mármol, Alberto Arteaga e Román Duque Corredor, tra altri rinomati, crede che la sentenza del TSJ potrebbe essere valida. Quindi, i giuristi pensano che l’organismo sarebbe in grado di determinare “in modo giusto e trasparente la veracità o no delle gravi prove fornite dall’ex procuratrice Luisa Ortega Díaz le quali compromettono l’onorabilità di Nicolas Maduro perché presumono un disimpegno negativo e delittuoso della sua gestione pubblica.”

D’altra parte, il presidente dell’Associazione Venezuelana di Diritto Costituzionale, José Vicente Haro considera fattibile che l’AN dia corso alla richiesta del TSJ “in esilio” giacché per farlo c’è bisogno soltanto dell’approvazione della maggioranza assoluta, il 50+1, cioè 84 voti.

Anche perché, secondo Haro e un altro costituzionalista, Juan Carlos Apitz, non si può applicare la norma dei due terzi, stabilita dall’articolo 110 della legge organica del TSJ perché quest’articolo è stato derogato nel 2012.

Ma per altri avvocati la decisione del TSJ non è legale. Ad esempio, il costituzionalista Pedro Afonso Del Pino crede che il procedimento per nominare i magistrati del TSJ in esilio non sia stato giusto perché non aveva avuto l’approvazione del Potere Cittadino, quindi è illegittimo.

Altri ancora, come Jesús Silva credono che la AN non abbia competenze per portare il presidente a giudizio e men che meno da un Tribunale che si trova  all’estero.

Discussione in Parlamento

A breve, l’AN dovrebbe prendere la decisione riguardo l’autorizzazione di procedere contro il presidente. Ma deve prima sbrogliare l’intricata matassa sul come procedere prima e dopo la sentenza. E, nonostante siano tutti d’accordo che ci sono i meriti sufficienti per un eventuale processo contro Maduro, non tutti condividono il procedimento.

Chi è a favore e chi contro

Acción Democrática, Voluntad Popular, Primero Justicia, Alianza Bravo Pueblo, Vente Venezuela, Convergencia e La Causa R sono a favore di approvare la procedura mentre invece, la frazione Prociudadanos preferisce aspettare e valutare la proposta della Giunta Direttiva dell’AN. I partiti Un Nuevo Tiempo e Avanzada Progresista non hanno ancora preso una decisione definitiva.

Stalin González, deputato di UNT ha detto di essere d’accordo sui meriti, ma ha chiesto che la decisione sia presa bene. Anche perché il deputato sostiene che il numero dei magistrati che conforma il TSJ in esilio non è sufficiente per essere riconosciuto, il Plenum dovrebbe essere rappresentato da 32 e non da 13.

Questa è la terza volta che si tenta di perseguitare Maduro. La prima è stata dicembre 2016, seguita dalla decisione presa a gennaio 2017, quando il presidente è stato accusato di “abbandono dell’incarico.” Accusa finita nel nulla che ha pure causato problemi di credibilità all’operato dell’AN.

Saab: il dibattito contro Maduro è nullo

Il Procuratore Generale delle Repubblica, Tarek William Saab ha dichiarato nullo il dibattito che si terrà oggi nel seno dell’AN per perseguitare il presidente Maduro. Stando alle parole di Saab le azioni “antichaviste” contro il presidente venezuelano sono amorali, originate all’estero, fuori dalla giurisdizione venezuelana e perciò nulle. Sono azioni contro la democrazia venezuelana.

Maduro potrebbe essere il secondo presidente portato a giudizio per corruzione dopo l’accusa per malversazione dei fondi pubblici e il processo fatto a Carlos Andrés Pérez negli anni novanta.  Ma, al tempo, il sistema giudiziario e il parlamento erano organi molto più indipendenti, rispettati e riconosciuti dall’esecutivo.

Condividi: