Cina: nuova stretta sui dazi, ma apre su joint venture

PECHINO. – La Cina annuncia una nuova stretta nel braccio di ferro commerciale con gli Usa mettendo nel mirino il sorgo, cereale alla base del liquore nazionale “moutai”, con dazi preliminari al 178,6%. Per altro verso, Pechino fa passi operativi verso la promessa d’apertura verso l’esterno ribadita con toni apparsi conciliatori espressi dal presidente Xi Jinping al recente Forum di Boao, la Davos d’Asia.

L’intento è quello di rimuovere i limiti al possesso azionario straniero sulle joint venture nel settore dell’auto entro il 2022, gettando le premesse per un accesso più adeguato ai player globali nel primo mercato mondiale delle quattro ruote. L

a road map diffusa dalla National Development and Reform Commission (Ndrc), il pianificatore economico di massimo grado, prevede la scomparsa del tetto nelle new energy vehicles (Nev) già quest’anno, mentre il freno al capitale straniero sui veicoli commerciali cadrà nel 2020 e sui veicoli passeggeri tra quattro anni.

Notizie, su cui pende tutta la prudenza del caso, che hanno portato ottimismo sulle Borse, soprattuttto europee: Fca, tra i costruttori di auto, ha chiuso a +3,70%. La Ndrc ha poi annunciato che sarà rimosso nel 2018 il limite agli investitori esteri nella cantieristica navale e nella manifattura di aerei.

Pechino punta sulla carta di alfiere della globalizzazione e contro il protezionismo nel giorno in cui il dato sul Pil del primo trimestre riserva sorprese positive grazie al passo che conferma quello degli ultimi tre mesi del 2017: una crescita al 6,8% annuo, meglio del 6,7% atteso, con la variazione su base trimestrale dell’1,4%, meno dell’1,5% stimato dagli analisti.

Gli investimenti nel settore immobiliare e soprattutto i consumi (+9,8%) hanno caratterizzato il trend ben oltre il “6,5% circa” di target prudenziale sul 2018 del governo, nonostante la lotta a rischi finanziari e inquinamento e, appunto, alle insidie delle tensioni commerciali con gli Usa.

“L’economia nazionale ha tenuto il momento di stabile e solido sviluppo”, ha notato Xing Zhihong, portavoce dell’Ufficio nazionale di statistica, secondo cui “la performance continuerà a migliorare”, salvo l’effetto dei fattori esterni. Il timore è che Pechino, con l’inasprimento dello scontro con Washington che ha ventilato dazi per altri 150 miliardi di dollari, possa pagare un prezzo pesante fino a mettere in difficoltà la ripresa globale.

Secondo Moody’s, il 20% dell’export cinese nell’ultimo decennio è andato negli Usa. La mossa sul sorgo statunitense, di cui la Cina è il primo importatore, si avvia a colpire un settore che vale 1 miliardo di dollari, con quantità passate da 317.000 tonnellate del 2013 a quota 4,76 milioni del 2017, a fronte di prezzi all’export calati del 31%.

Ad alzare la tensione tra i due paesi anche il divieto per sette anni deciso dal Dipartimento al Commercio americano contro Zte, colosso di sistemi tlc i cui titoli sono stati sospesi a Hong Kong e Shenzhen, sull’import di componenti americani non avendo adempiuto agli impegni presi dopo essere stata scoperta a vendere beni a Iran e Corea del Nord. Pechino ha reagito chiedendo un “trattamento equo” per le sue imprese negli Stati Uniti.

(di Antonio Fatiguso/ANSA)

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