Papa: “Tutelare la vita da concepimento a naturale tramonto”

Papa Francesco celebra la Messa nel giorno della Domenica delle Palme.

ROMA. – L'”amore per gli altri”, a cui ogni cristiano è tenuto sulla scia del Risorto, “non può essere riservato a momenti eccezionali, ma deve diventare la costante della nostra esistenza”. Papa Francesco lo ha sottolineato oggi nel Regina Coeli, dinanzi ai 40 mila fedeli riuniti in Piazza San Pietro. “Ecco perché – ha quindi scandito – siamo chiamati, per esempio, a custodire gli anziani come un tesoro prezioso e con amore, anche se creano problemi economici e disagi, ma dobbiamo custodirli”.

“Ecco perché – ha proseguito – ai malati, anche se nell’ultimo stadio, dobbiamo dare tutta l’assistenza possibile. Ecco perché i nascituri vanno sempre accolti; ecco perché, in definitiva, la vita va sempre tutelata e amata dal concepimento al suo naturale tramonto. E questo è amore”.

Le parole del Papa risuonano con un valore speciale in tempi segnati dalla vicenda del piccolo Alfie Evans, su cui Francesco peraltro si è personalmente impegnato affinché il piccolo cui i medici dell’ospedale Halder Hey di Liverpool erano determinati, contro il volere dei genitori, a staccare il ventilatore che lo teneva in vita, fosse trasferito al Bambino Gesù.

E sempre in questa prospettiva, di particolare significato è anche il gesto compiuto dal Pontefice questo pomeriggio, durante la visita alla parrocchia romana del Santissimo Sacramento, a Tor de’ Schiavi, nella periferia est della Capitale. Nel corso della messa, infatti, Francesco ha impartito il sacramento della cresima a una dodicenne affetta una sindrome genetica molto rara che fa parte del gruppo delle malattie mitocondriali, Maya, e alla mamma Paola Desideri, riavvicinatasi alla fede e desiderosa di cresimarsi proprio dopo aver appreso della visita papale. Una malattia, quella di cui soffre Maya, che il parroco don Maurizio Mirilli ha definito “molto simile a quella del piccolo Alfie”.

Durante la visita, in cui ha dapprima dialogato in un domanda e risposta con un genitore, una giovane animatrice, un’adolescente e un bambino (“una parrocchia fredda e funzionale è ‘cardiopata’”, “no ai preti e ai laici con la faccia da veglia funebre”, “figli pregate per i genitori, e non per avere regali”, “genitori giocate con i figli, non è perdere tempo”, le sue raccomandazioni) e ha poi incontrato gli anziani e i malati, il Papa ha anche inaugurato la “Casa della gioia”, casa famiglia per persone con disabilità realizzato nei locali del sottotetto, che da oggi stesso verrà abitata da sette ragazzi insieme a due religiose e a una laica.

“Può ben chiamarsi la ‘Casa dell’amore’ – ha commentato il Pontefice nell’omelia della messa -, perché questa parrocchia ha preso in cura tanti che hanno bisogno di essere curati, di essere sorvegliati, e questo è amore. Amore è lavoro, lavoro con gli altri, e così l’amore viene con più spessore, più forte. L’amore nelle opere, non nelle parole, è il vero amore”. “Rimanere nell’amore significa servire gli altri, essere al servizio degli altri – ha detto ancora -. L’amore non è quello che dicono nei film. E’ un’altra cosa: l’amore è prendersi carico degli altri. L’amore non è suonare violini, tutto romantico, no: l’amore è lavoro”.

(di Fausto Gasparroni e Nina Fabrizio/ANSA)