Sacro e moda al Met tra unicorni e vesti papali

Met 2018, incontro tra moda e religione.

NEW YORK. – Lo scorso ottobre Thom Browne chiude la sua prima sfilata a Parigi con un coup de theatre. Accompagnato da un abito nuziale, un unicorno in tulle a grandezza naturale sfila in passerella e il mondo della moda si chiede: perché? La risposta è ai Cloisters del Met, un vero e proprio monastero ricostruito sulla punta nord di Manhattan, dove dal 10 maggio apre una sezione di “Heavenly Bodies: moda e immaginazione cattolica”.

L’abito di nozze unisex, centinaia di nastri di tulle bianco con l’unicorno ricamato in filo d’oro, è esposto accanto alla sua ispirazione, l’Unicorno in Cattività, simbolo cristologico per i credenti, per i laici immagine del matrimonio. “Ci ricorda che, nel mondo medievale, sacro e profano erano collegati e niente era mai lontano da Dio”, spiega il catalogo.

Browne nella vita è il compagno di Andrew Bolton, il direttore del Constume Institute, che ha messo assieme la “mostra dell’anno” del Met. La rassegna, aperta fino all’8 ottobre, è la più vasta mai realizzata nei 70 anni del Constume Institute: “Un vero e proprio pellegrinaggio”, spiega il presidente del Met, Dan Weiss.

Tenuta a battesimo per la stampa dal Cardinale arcivescovo di New York, Timothy Dolan, la mostra è accompagnata dal gala serale per 550 vip che ogni primo lunedì di maggio dà vita a uno dei più importanti eventi del fashion system. “Siamo qui perche’ al centro del cattolicesimo i valori sono verità, bonta’, bellezza”, spiega il Cardinale.

Centocinquanta capi di alta moda e 40 paramenti sacri mai usciti prima di ora dalla Sacrestia della Cappella Sistina sono esposti tra i Cloisters e la sede principale del Met su Fifth Avenue. “L’ultima volta che il Vaticano prestò capolavori al Met fu 55 anni fa e fu un blockbaster”, ha detto Weiss.

L’idea di partenza era puntare sulle cinque grandi religioni, poi Bolton si è accorta che il cattolicesimo faceva la parte del leone. Sia che gli stilisti fossero credenti, come Cristobal Balenciaga, che andava a messa tutti i giorni, o non piu praticanti, come Pierpaolo Piccioli o Gianni Versace: “Le feste cattoliche, i simboli, erano lo sfondo della nostra vita”, spiega Donatella, con Conde Nast e Blackstone una degli sponsor della mostra nel 40esimo anniversario della Maison. Gianni attinse ai mosaici di Sant’Apollinare per l’ultima collezione prima dell’assassinio di Miami nel 1997.

La mostra porta i visitatori a esplorare i confini tra sacro e profano: la corona di spine, trasformata in “fascinator” da Alexander McQueen, gli iconici capolavori dell’arte bizantina riprodotti da Dolce & Gabbana nella collezione “Monreale” autunno-inverno 2013/14. “Raccontiamo piccole storie”, spiega Bolton, come con l’angelo di Thierry Mugler dalle ali di piume dorate o la “Giovanna d’Arco” del 1994 di John Galliano, stesa come un monumento sepolcrale di una chiesa.

Sacro e profano occupano spazi separati. I prestiti del Vaticano – tra queste le scarpe rosse di Giovanni Paolo Secondo – sono esposti nelle sale del Constume Institute, “mostra nella mostra” rispetto al resto della rassegna dove l’iconico “Pretino” delle Sorelle Fontana evoca la surreale sfilata di moda ecclesiastica di Roma di Federico Fellini con i prelati sui pattini.

(di Alessandra Baldini/ANSA)

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