Alcol e tabacco, dieci volte più morti che le droghe pesanti

ROMA. – Alcol e fumo sono sostanze lecite in tutto il mondo, ma provocano dieci volte più danni rispetto a quelle illecite, come oppiacei o cocaina, in termini di mortalità e di anni di vita in buona salute persi. Lo sottolinea il “Global Statistics on Alcohol, Tobacco, and Illicit Drug Use: 2017 Status Report” preparato dal King’s College di Londra, che raccoglie i dati di Oms, dell’Office in drugs dell’Onu e dell’Institute for Health Metrics and Evaluation.

Solo nel 2015, 250 milioni di anni di vita in buona salute sono stati persi nel mondo per queste sostanze legali, dieci volte di più rispetto a quelle illegali. I danni sono molto maggiori, sottolineano gli esperti del King’s College di Londra nel loro studio, per la prevalenza di uso molto più alta, con un adulto su sette nel mondo che fuma e uno su cinque che beve.

La mortalità per le sigarette è di 110,7 morti per 100mila persone, mentre per l’alcol è di 33 e per le droghe illecite è di 6,9. “Fumo e alcol sono sempre ‘in vantaggio’ in ogni parte del mondo – sottolinea Robert West, uno degli autori -. La maggiore prevalenza si ha in Europa sia per l’alcol sia per il fumo. Pensiamo di essere la culla della civiltà, ma in quest’area ci comportiamo peggio dei paesi in via di sviluppo”.

Effettivamente dai dati emerge che il vecchio continente è quello più ‘vizioso’. L’Europa ha quasi 12 litri di consumo di alcol pro capite l’anno, il più alto al mondo, e la percentuale più alta di forti bevitori fra i consumatori, che arrivano al 50% in alcune aree. Lo stesso vale per la prevalenza del fumo di tabacco, con il vizio che colpisce quasi un europeo su quattro, più di qualsiasi altro continente.

Per quanto riguarda le droghe illecite invece il consumo maggiore è negli altri continenti, con Usa e Canada che hanno la prevalenza più alta di dipendenza da cocaina, oppiacei e cannabis, e Australia e Nuova Zelanda che hanno quella maggiore per anfetamina.

Dall’altro lato della classifica c’è l’Africa sub-sahariana, che ha il tasso minore di fumatori (4,7%), mentre in Medio Oriente ovviamente c’è il consumo minore di alcol, 0,91 litri pro capite.

“Questi dati sono un po’ una sveglia per me – continua l’esperto – smettiamo di congratularci per aver ridotto la prevalenza dei fumatori al 16%, come abbiamo fatto in Gran Bretagna, perché è solo la media mondiale. Se vogliamo avere l’impatto che cerchiamo sulla mortalità dobbiamo affrontare la normalità culturale che hanno queste sostanze”.

(di Pier David Malloni/ANSA)

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