Berlusconi esulta per sentenza e condizionerà futuro governo

Il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, con i capigruppo Anna Maria Bernini (D) e Mariastella Gelmini (S), al termine dell'incontro con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al Quirinale.
Il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, con i capigruppo Anna Maria Bernini (D) e Mariastella Gelmini (S), al termine dell'incontro con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al Quirinale. ANSA/ETTORE FERRARI

ROMA. – Centralini di Arcore intasati per tutto il giorno e Silvio Berlusconi che a tutti i parlamentari azzurri non ha nascosto la soddisfazione per la ‘riabilitazione’ ottenuta dal Tribunale di sorveglianza di Milano che di fatto ha estinto la pena accessoria della condanna definitiva ricevuta nel 2013 per frode fiscale.

D’ora in avanti l’ex premier è candidabile per cui in caso di elezioni potrà guidare a pieno titolo la lista di Forza Italia. E se la festa vera e propria l’ex premier ha deciso di rinviarla a quando arriverà la sentenza della corte di Strasburgo (mi verrà ridata la mia onorabilità, è il leit motiv) la decisione dei giudici milanesi fornisce al Cavaliere un’arma in più nella delicata partita per la formazione del governo.

La linea, giurano i fedelissimi del leader azzurro, non cambia: Berlusconi non ostacolerà la nascita di un governo – è il ragionamento – ma certo l’opzione di tornare candidabile costituisce una spina nelle trattative per la formazione dell’esecutivo. Certo Forza Italia non voterà la fiducia e farà opposizione. Già, ma con Berlusconi di nuovo in campo in prima persona anche il tipo di opposizione potrebbe cambiare.

Nel partito il fronte di chi vorrebbe votare la sfiducia continua a crescere e non è detto che alla fine l’ex premier possa mandare un segnale di questo tipo. Nessuna marcia indietro rispetto al fatto di non mandare a monte il piano di Salvini, ma nemmeno un’astensione benevola, come vorrebbero gli azzurri più vicini al Carroccio, che porterebbe FI ad avere un ruolo ancora più irrilevante.

Certo è che ad Arcore l’aria è cambiata ed il fatto di poter tornare in Parlamento pone l’ex capo del governo anche in condizioni diverse rispetto al rischio di voto anticipato. La convinzione di Berlusconi infatti non cambia: con un impegno in prima persona, Salvini non avrebbe più le praterie davanti a sé.

Magari Forza Italia non riesce a fare il sorpasso, ma gli azzurri sono convinti che “l’effetto Berlusconi” possa fare da argine all’Opa leghista non solo in termini di voti, ma anche in Parlamento ricompattando i gruppi. E se la riabilitazione di fatto rafforza Berlusconi, le ricadute inevitabilmente si hanno anche all’interno del centrodestra. A questo punto Salvini è costretto a fare un governo, ragiona più di qualche falco azzurro.

Il diretto interessato invece, così come Giorgia Meloni, plaudono alla notizia, ma la leader di Fratelli d’Italia aggiunge un passaggio in più: “Il centrodestra ne esce rafforzato, chi deve riflettere, rifletta”. Non solo per Meloni, se si ritornasse alle urne la coalizione avrebbe buone chance di conquistare la maggioranza e di conseguenza il governo del Paese.

Ma se le urne non sono l’argomento dominante per ora, ad Arcore si inizia a ragionare sulla possibilità nel caso la legislatura dovesse procedere di un rientro di Berlusconi in Parlamento. La prima finestra utile è quella delle regionali in Trentino perché i candidati, tutti parlamentari, in caso di vittoria lascerebbero il seggio libero per nuove elezioni alle quali l’ex premier potrebbe candidarsi.

Altra soluzione è quella dell’elezione dei membri laici del Csm che, come nel caso delle regionali, se venisse scelto un esponente del centrodestra eletto in un collegio, si farebbero nuove elezioni per colmare il posto vacante. Infine, c’è l’opzione che qualcuno eletto sempre in un uninominale si dimetta (tutti hanno offerto il passo indietro al Cavaliere anche via chat) e il Cav si candidi in sostituzione. Strada più difficile da percorrere visto che le dimissioni devono essere votate dall’aula a scrutinio segreto.

(di Yasmin Inangiray/ANSA)