Di Maio e Salvini, la logorante partita sulla premiership

Salvini e Di Maio, presto a colloquio.(askanews)

ROMA. – Sembrava ormai fatta: il cerchio dei possibili candidati premier di un governo tra Lega e M5s sembrava chiuso ieri sera, con tanto di informale informazione del Colle, su un paio di nomi e sopratutto su un candidato che sembrava la possibile sintesi politica tra le due forze politiche. Un tecnico, ma allo stesso tempo uno studioso dal profilo politico. Poi di prima mattina arriva lo stop dei vertici mentre anche la trattativa sul programma torna a vacillare.

Né l’economista Giulio Sapelli, più vicino alla Lega né il giurista Giuseppe Conte, più vicino al M5s, hanno passato il vaglio politico dei due gruppi e ora la ricerca di un candidato premier torna in alto mare mentre rispunta con insistenza il ritorno alla casella di partenza: quella di un nome prettamente politico, espressione di uno dei due gruppi.

Per decidere il Colle avrebbe concesso un altro buon lasso di tempo: almeno un’altra settimana. Il tempo per trovare un’intesa sui nomi, argomento su cui è calata la nebbia durante le consultazioni odierne. Ma sopratutto per accordarsi sul programma che il M5s intende passare al vaglio dirimente della rete e che anche la Lega sottoporrà ai suoi elettori.

Un modo per prendere tempo ma anche, e soprattutto, l’indicazione di un probabile stallo su alcuni punti delicati ma dirimenti dell’accordo tra le due forze politiche che si sono date ancora due o tre giorni di tempo per trattare. Quanto alla premiership torna ora prepotentemente attuale la possibilità di una “staffetta” tra i due leader o un incarico ad uno dei più stretti collaboratori. Con l’unico segnale in pubblico di Salvini che dice per la prima volta apertamente no al suo competitor 5 stelle. Messaggio che qualcuno legge come la spia di una trattativa serrata e complessa tra i due leader sullo scettro del comando.

Il totonomine, dopo aver infilato nella girandola profili di tecnici come l’economista e rettore Guido Tabellini, del professor Michele Geraci, dell’ex diplomatico Giampiero Massolo, del rettore della Statale Gianluca Vago o della diplomatica Elisabetta Belloni, torna al punto di partenza: Di Maio o Salvini o addirittura i più fidi collaboratori dei due leader, Riccardo Fraccaro o Giancarlo Giorgetti.

Nei ruoli interscambiabili di presidente del Consiglio e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con i due capi politici ai vertici di dicasteri di peso e nel ruolo di vicepresidenti del Coniglio. “Da qui ai prossimi mesi abbiamo centinaia di nomine da fare nelle partecipate, come facciamo a fidarci di un tecnico?” mormora un pentastellato che ricorda i trascorsi di Sapelli, “candidato relatore della tesi di laurea” che Salvini non ha più preso e “amico dei poteri forti, dall’Eni alle banche”.

Anche il candidato ministro della Pa per il governo ombra M5s, Giuseppe Conte, docente di diritto privato a Firenze, per quanto introdotto nel Movimento anche grazie al contributo dato alla destituzione del consigliere di stato Bellomo per il comportamento con allieve dei corsi di magistratura, è stato bollato come troppo vicino al cerchio magico toscano di Maria Elena Boschi.

Sui loro nomi è calata oggi una coltre di fumo complice anche l’improvvida autocandidatura di Sapelli che ha scoperto le carte forse anzitempo, bruciando molto probabilmente anche quella formalmente ancora in pista di Conte.

(di Francesca Chiri/ANSA)

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