Appello della Chiesa ed il Gruppo di Lima: “posticipate le elezioni”

La Cev asegura que las detenciones de ciudadanos, funcionarios o parlamentarios que estén basados en indicios o presunciones de responsabilidad atentan contra su integridad física y psíquica

Caracas.- A pochi giorni dai comizi, arrivano gli ultimi appelli al governo perché sospenda le presidenziali. La Conferenza Episcopale Venezuelana ha insistito perché si vada a elezioni l’ultimo trimestre dell’anno in vista della mancanza di condizioni elettorali e la spirale di conflitti che vive il paese.

E la CEV non è stata l’unico organismo a fare il chiamato. Anche il Gruppo di Lima ha chiesto la sospensione delle elezioni perché considera che la convocazione è stata fatta da una autorità illegale senza la partecipazione di tutti gli attori politici. 

Il Gruppo continuerà ad analizzare la situazione venezuelana e promuovere iniziative per ripristinare l’ordine democratico, e il rispetto per le istituzioni e i diritti umani.

E sul fatto della violazione ai diritti umani, la direttrice del Centro di Giustizia E Pace, Beatriz Borges ha informato che tiene un registro con tutte le violazioni al diritto di libera partecipazione politica dei venezuelani.  La Borges ha denunciato dinnanzi la Corte Interamericana dei Diritti Umani, la politica governativa per rindebolire il pluralismo politico nel paese attraverso l’estromissione e l’inabilitazione di politici e partiti di opposizione.

La posizione della CEV

La Chiesa venezuelana ha ribadito ancora una volta la sua richiesta di posticipare le elezioni. Il clero ha ricordato che “il modo in cui sono state concepite le elezioni, senza le garanzie sufficienti che distinguono qualsiasi evento comiziale libero, affidabile e trasparente, con innumerevoli estromissioni di possibili candidati, e lontane dal dare una soluzione ai problemi del paese; potranno soltanto contribuire ad aggravare la crisi e portare il paese ad una catastrofe umanitaria senza precedenti.”

Elezioni a favore del regime

Dure le parole di Monsignore Ovidio Pérez Morales:

“Il 20 maggio non ci saranno elezioni ma votazioni fabbricate da una dittatura militare-comunista. Un governo deve obbedire e offrire le condizioni che garantisce la Costituzione e non forzare condizioni che assicurano soltanto la continuità del castro-regime.” 

Proibito auspicare la “non partecipazione al voto”  

Ma al governo sembra non importare gli innumerevoli appelli a fermarsi e ripensare la strada che ha intrapreso. Tibisay Lucena  ha ricordato che i chiamati a non votare saranno sanzionati. “Vogliamo ricordare ancora una volta che è proibito per legge, e sono responsabili anche i mezzi di comunicazione” ha allertato la presidente del CNE.

Lucena ha informato che mancano soltanto 4 dei 13 auditing e che il materiale è stato distribuito. Ha pure annunciato che il 17 maggio arriveranno gli accompagnatori internazionali.  

Falcón: niente tessera della “Patria” per votare

Un altro che va avanti è Falcón. Ma a pochi giorni prima dei comizi, chiede garanzie. Il candidato ha sollecitato alle autorità del CNE e del Plan Repubblica eliminare i punti rossi e la tessera della Patria nei seggi, perché sarebbero “meccanismi di controllo da parte del governo.”  E ha aggiunto pure di controllare il voto assistito, un tipo di suffragio criticato in comizi passati. 

Falcón al MUD: parliamo del paese post elettorale  

Il candidato non ha dimenticato l’opposizione. E ha assicurato che vorrebbe parlare con i membri del MUD e del Fronte Ampio Venezuela Libera per sapere quale sarebbe il piano da attuare dopo le elezioni. 

Falcón crede che gli astensionisti non hanno un piano post elettorale e i partiti non possono rimanere senza far nulla, quindi si chiede che cosa farà l’opposizione dopo i comizi. Siccome lui ha una proposta e un piano, crede che sia la giusta via quella del voto, altrimenti vede il nulla.

L’aspirante alla presidenza non dimentica le FANB alle quali chiede di rappresentare la vera sovranità per “convertire il Venezuela in un punto di riferimento mondiale.”

Falcón si è rivolto al ministro per la Difesa, Vladimir Padrino López, al quale ha chiesto di mantenere le forze armate in una posizione apolitica e professionale per l’evento comiziale.

Fermín: “Falcón non ha tradito nessuno” 

Mentre Falcón consegna comunicati ed esorta l’opposizione al voto, Claudio Fermín, capo della campagna elettorale, continua la crociata a suo favore. Fermín crede che il candidato non abbia tradito la coalizione d’opposizione della quale faceva parte. 

Il politico afferma che Falcón parla a nome della riconciliazione perché non rappresenta un solo partito e si rivolge a tutti per uguale. Il politico ha ribadito che il Venezuela non può affossarsi nell’odio, quindi è necessario trovare una soluzione. 

E, secondo quanto percepisce in giro per il paese, il settore che promuove l’astensione sta rivalutando la partecipazione al voto del 20 maggio.