Soros si arrende e lascia l’Ungheria, troppa repressione

(Photo by Adam Berry/Getty Images)

BUDAPEST. – Chiude gli uffici a Budapest e trasloca a Berlino la Open Society Foundations, organizzazione umanitaria del magnate americano-ungherese George Soros. La motivazione si trova in un comunicato diffuso a New York per annunciare la decisione: “Non possiamo più garantire la sicurezza dei nostri collaboratori e la continuità del nostro lavoro, saremmo incapaci di difenderli contro l’arbitrio del governo ungherese”.

È l’effetto della feroce campagna anti Soros portata avanti dal premier Viktor Orban. Del trasferimento, che al governo nazionalista non dispiace affatto, si rammaricano invece a Bruxelles: “È spiacevole se un’organizzazione umanitaria lascia un paese dell’Ue. Se si sente minacciata, è un segno che la democrazia manca”, ha commentato il vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans su Twitter.

Il centro operativo internazionale – che impiegava circa 100 collaboratori, il 60% dei quali ungheresi – trasferisce tutte le sue attività nella capitale tedesca. La fondazione lavorava dal 1984 in Ungheria con lo scopo dichiarato di rafforzare la democrazia e sensibilizzare sul rispetto dei diritti umani.

La sua presenza negli ultimi anni del regime comunista aiutò molto il cambiamento democratico, avvenuto nel 1989. Fu tra l’altro proprio questa organizzazione ad elargire una borsa di studio a Londra ad un giovane politico che prometteva tanto all’epoca: un certo Viktor Orban. Lo stesso che oggi, a proposito della notizia, ha ribadito: “Di certo non piangerò”.

Dopo l’ultima vittoria elettorale, poco più di un mese fa, il premier aveva annunciato che fra le prime mosse del governo ci sarebbe stata l’approvazione del pacchetto di legge chiamato ‘Stop Soros’, che criminalizza l’attività delle ong, bollate da Orban come “agenti di Soros che lavorano per interessi stranieri”.

Nella narrativa orbaniana, Soros avrebbe un piano per collocare milioni di migranti musulmani in Europa e anche in Ungheria. L’Open Society Foundations ha quindi spiegato che la scelta di andarsene è frutto di un “ambiente politico e legale sempre più repressivo in Ungheria”, e che la decisione “giunge nel momento in cui il governo si prepara ad imporre ulteriori restrizioni su organizzazioni non governative”.

(di Peter Magyar/ANSA)