Berlino: “Trump non aiuta contro antisemitismo”

BERLINO. – Quando l’ambasciata americana viene trasferita a Gerusalemme, una bandiera israeliana finisce bruciata alla Porta di Brandeburgo da un arabo. “Donald Trump non è di aiuto. E gli americani non si rendono conto di fomentare l’antisemitismo”. A sostenerlo è Felix Klein, il nuovo incaricato del governo tedesco contro l’antisemitismo, ruolo istituito per arginare l’emergenza dell’odio contro gli ebrei in Germania, il paese responsabile dell’Olocausto.

In un’intervista all’ANSA, il diplomatico – console generale aggiunto a Milano fra il 2003 e il 2007 – non nega i timori attuali: “La Germania teme che Israele si allontani troppo dalla soluzione a due Stati”. Quindi spiega quali saranno le strategie di Berlino. “Serve anche una collaborazione a livello europeo, perché l’antisemitismo riguarda in modo diverso molti Paesi”.

Il nuovo responsabile auspica “uno scambio con Francia e Italia”. “È già stretto il contatto con Sandro de Bernardin”, presidente dell’International Holocaust Remembrance Alliance.

È di pochi giorni fa l’allarme lanciato dal presidente del consiglio centrale degli ebrei tedeschi, Josef Schuster, che ha invitato a non portare la Kippah nelle città tedesche, all’indomani dell’aggressione a Berlino di un giovane israeliano frustato con la cintura da un 19enne siriano.

“Questo mi preoccupa molto e non possiamo semplicemente prenderne atto. Quel che è accaduto a Prenzlauer Berg mostra che gli ebrei vengono attaccati. E’ inaccettabile. Schuster, però, dice anche che la Germania è ancora un buon paese per gli ebrei, 50 anni fa era impensabile. E non li invita a trasferirsi in Israele”.

Oggi gli ebrei stimati nel Paese sono circa 200 mila e non è statisticamente rilevante il fenomeno dei trasferimenti: “So che se ne parla nelle famiglie, ma non siamo di fronte a quel che accade in Francia, dove nell’ultimo anno sono andati via in migliaia”.

La paura, invece, è sempre più diffusa. Aggressioni per strada e fra i banchi di scuola, e dilaga il mobbing commesso da scolari musulmani, in un paese che “non ha mai debellato un 15-20% di antisemiti”.

È qui che bisogna agire: “Gli insegnanti dovrebbero avere a disposizione strumenti che non hanno. Anche per capire quando si tratta di antisemitismo. Esistono manuali generali per gestire le emergenze, delle tecniche. Ed è decisivo che i direttori non cerchino di ridimensionare o negare, temendo la ‘vergogna’ per la scuola. Dobbiamo puntare su una cultura in cui le cose si dicano in modo molto aperto”.

Servono strumenti pedagogici, e un’offensiva su istruzione e memoria. “La buona notizia che arriva dagli esperti dei monumenti degli ex campi di concentramento è che quando ci sono classi in visita con forte partecipazione islamica, gli scolari musulmani sono altrettanto sconcertati. Perché la questione vera è il livello d’istruzione, più che il background etnico-politico”.

Per Klein “la memoria non deve ritualizzarsi troppo: come commemoriamo e cosa diciamo nel giorno della Shoah, o a novembre ricordando i pogrom, non deve destare l’impressione che sia l’esercizio di un dovere”. Vanno riviste anche le statistiche: “Stando a quelle criminali della polizia il 90% dei reati antisemiti sono commessi dall’estrema destra. Ma la percezione dice che la minaccia crescente arriverebbe dai musulmani”.

Klein lavorerà molto coi Laender: diverse Regioni hanno già nominato delegati in materia, e dovranno implementare le strategie. Immagina anche un’azione nei paesi arabi: “Quando si stipulano dei contratti con i governi di quei Paesi bisogna far presente la battaglia della Germania contro l’antisemitismo, e mettere in chiaro che un accordo può anche saltare, se qualcuno che ne è coinvolto si macchia di comportamenti antisemiti”.

(di Rosanna Pugliese/ANSA)