Di Maio e Salvini stringono sul programma, monito del Colle

Luigi Di Maio durante la trasmissione Porta a Porta di Rai 1. ANSA / LUIGI MISTRULLI

ROMA. – Lega e Movimento Cinque stelle stringono l’accordo sul programma. Ora, entro domenica, trattativa a oltranza per l’intesa sul premier, con l’ipotesi sempre in campo di una staffetta tra i leader a Palazzo Chigi. In un vertice notturno i due leader hanno limato il programma e sono tornati sulla questione del premier, senza escludere il principio della staffetta, con Luigi Di Maio in pressing su Salvini, ancora freddo al riguardo, per ottenere il mandato di partenza.

Intanto, la futura maggioranza giallo-verde raggiunge un primo importante passo lungo la strada verso la formazione di un governo, un passo necessario ma non ancora sufficiente: ora hanno il compito fondamentale di dialogare e trovare una via d’uscita comune con il Capo dello Stato sulla struttura dell’esecutivo.

Il Colle, dal canto suo, dopo le polemiche sulla bozza “no-euro”, ammonisce che il suo ruolo è esaminare solo testi definiti, frutto delle responsabilità dei partiti, certamente non bozze preparatorie. Sergio Mattarella non prende la parola, tuttavia molti osservatori politici sono convinti che, dopo oltre 70 giorni di trattative, porrà l’accento sulla necessità che l’Italia non perda la credibilità conquistata negli ultimi mesi, avanzando proposte che mettano a rischio la tenuta dei conti e del tutto incompatibili con i vincoli europei.

Ad ogni modo, dopo giorni di lavoro febbrile, il tavolo tecnico trova la tanto sospirata ‘quadra’, lasciando aperti solo pochi nodi che vengono affrontati dall’ennesimo faccia a faccia tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Si tratta di temi molto importanti, dal fiscal compact alle grandi opere, dall’immigrazione alla sicurezza. Tuttavia i protagonisti giurano che si tratta solo di limare posizioni non troppo distanti, problemi sostanzialmente risolvibili.

Il contratto si traduce in un documento di oltre 40 pagine, in cui s’è trovato un punto di equilibrio sui temi cari alle due forze politiche, dalla legittima difesa alle pensioni d’oro, dall’abolizione della Fornero al reddito di cittadinanza. Nel testo non c’è traccia dell’uscita dell’euro e si pone l’accento sulla tutela dei risparmiatori.

“Siamo orgogliosi e soddisfatti perché in 6 giorni abbiamo fatto un lavoro enorme su un contratto di governo molto ambizioso”, sintetizza Alfonso Bonafede (M5S), al al termine dei lavori. “I punti di convergenza – conclude – sono stati tanti e il risultato è enormemente positivo”. Soddisfatto anche il leghista Claudio Borghi: “Siamo riusciti a mettere sul tavolo una enorme mole di proposte e grazie a un lavoro molto proficuo siamo riusciti a trovare una soluzione positiva per tutti”.

Insomma, definito il programma – che sarà approvato dai gazebo di Lega e M5s nel fine settimana – sul tavolo rimane il nodo centrale del futuro premier e la squadra di governo. Quello che sembra certo è che sarà un politico. Sia Matteo Salvini, sia Luigi Di Maio, fanno sapere in pubblico di essere disponibili a un “passo di lato” pur di far partire l’esecutivo. Anche se la partita sembra essere sempre più ristretta a loro due.

Nel corso del pomeriggio, i rumors di Montecitorio rilanciano le chances anche dei pentastellati Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro. Restano alte anche le quotazioni del leghista Giancarlo Giorgetti. Per quanto riguarda le caselle ministeriali, Salvini, in diretta Facebook ribadisce la sua richiesta di avere per il suo partito la delega agli Interni e all’Agricoltura. “Nel contratto c’è la difesa dei confini e credo che un ministro della Lega possa fare da garante. Se parte un governo – annuncia – dimezzeremo i centri di accoglienza per mettere più soldi sulle espulsioni”.

(di Marcello Campo/ANSA)

Condividi: