L’Europa sceglie la linea dura con gli Usa sull’Iran

E Donald con l'ex marine James Mattis a capo del Pentagono.

SOFIA. – L’Unione europea, impegnata in un duro confronto con gli Stati Uniti sul nucleare iraniano e i dazi, si riscopre unita e contrattacca sulle sanzioni Usa a Teheran, apre a nuove trattative transatlantiche sulle relazioni commerciali ma pubblica anche la lista degli oltre 180 prodotti americani su cui dal 20 giugno potrebbero scattare dazi supplementari del 25% se Trump estenderà all’Unione la sua guerra commerciale.

In occasione del vertice di Sofia convocato per per fare il punto sui rapporti futuri con i Paesi dei Balcani occidentali, i leader dei Ventotto hanno dato luce verde alle contromisure da prendere davanti alla scelta di Washington di stracciare l’accordo sul nucleare con l’Iran. “Le decisioni prese dagli Stati Uniti non rimarranno senza conseguenze”, ha detto il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, annunciando l’immediato ricorso al regolamento del 1996 che consente di neutralizzare gli effetti extra-territoriali delle sanzioni americane sulle imprese europee.

E’ la prima volta che una decisione simile viene presa. La norma fu introdotta a suo tempo per contestare le sanzioni americane su Cuba, ma non era mai stata applicata. A sostenere la proposta di Bruxelles i leader si sono trovati al gran completo, con Francia, Germania e Regno Unito in prima fila. L’accordo sull’Iran “non è perfetto”, ma tutti nell’Ue “condividono l’opinione che dobbiamo mantenerlo”, ha sottolineato la cancelliera tedesca, Angela Merkel.

Di uscire dall’intesa quindi, per l’Ue, non se ne parla. Casomai va migliorata, come ha suggerito Macron, secondo il quale c’è anche la possibilità di ampliare la discussione all’attività balistica dell’Iran in Medio Oriente. Dopotutto, la Francia lo aveva già proposto alle Nazioni Unite nel 2017. “Gli Stati Uniti devono comprendere che questa è la scelta giusta e non si tratta di un’azione contro Israele”, ha assicurato il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani.

E il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ricorda che l’Ue “cercherà di mettere in campo strumenti di tutela per le imprese che hanno deciso di tornare a investire in Iran”. La partita sull’Iran, per Macron, ha un punto in comune con quella dei dazi su acciaio e alluminio decisi da Donald Trump: la capacità dell’Ue di “costruire pienamente una sovranità europea”.

Impossibile per i Ventotto accettare che gli affari delle proprie imprese siano messi a repentaglio dagli ‘amici-nemici’ di Washington. E allora carta bianca all’esecutivo Ue per agire in loro difesa.”Il problema per noi è quando i tuoi amici più vicini sono imprevedibili, abbiamo aspettative alte quando si tratta di Washington e l’imprevedibilità è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno”, ha commentato il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk.

Meno dura, ma comunque determinata, la posizione espressa a Sofia dall’Ue sul fronte dazi.”Non abbiamo nessunissimo vantaggio, interesse, a promuovere una escalation a colpi di tariffe commerciali – ha sottolineato da parte sua Gentiloni – e non l’hanno in particolare Paesi come l’Italia che sulle esportazioni contano moltissimo”.

Juncker ha detto che c’è la possibilità di “approfondire la cooperazione” su energia e gas e negoziare nuove relazioni commerciali con gli Usa discutendo anche una riforma del Wto, ma a a patto che l’Ue sia esentata “senza condizioni e senza limiti di tempo” dai dazi. Altrimenti una guerra commerciale, hanno ripetuto tutti i leader europei, sarà inevitabile. E l’Unione è già pronta a sparare le sue cartucce.

(di Valentina Brini/ANSA)

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