Giovani venezuelane costrette a prostituirsi, scattano le manette

Le indagini sono state aperte dopo che il Console Generale Aggiunto del Venezuela segnalava la brutta avventura vissuta da una sua connazionale. La ragazza, rintracciata dagli inquirenti, raccontava l’incubo vissuto dal suo arrivo in Italia.
Le indagini sono state aperte dopo che il Console Generale Aggiunto del Venezuela segnalava la brutta avventura vissuta da una sua connazionale. La ragazza, rintracciata dagli inquirenti, raccontava l’incubo vissuto dal suo arrivo in Italia.

CARACAS – Si è conclusa, con l’intervento della polizia che ha smantellato un vasto giro di prostituzione e realizzato sei arresti, l’incubo di alcune giovani venezuelane ingannate da inserzioni pubblicitarie su siti internet di appuntamenti che promettevano un lavoro legale e lecito.

Dopo averle adescate con la promessa di un lavoro sicuro e legale, i delinquenti obbligavano le malcapitate a prostituirsi in appartamenti ubicati nel comuni di Giuliano in Campania (Napoli). In manette sono scattate oltre che tre italiani residenti a Pozzuolo anche tre venezuelani, due donne e un uomo, residenti in Sicilia, tra Palermo e Messina.

Le indagini sono state aperte dopo che il Console Generale Aggiunto del Venezuela segnalava la brutta avventura vissuta da una sua connazionale. La ragazza, rintracciata dagli inquirenti, raccontava l’incubo vissuto dal suo arrivo in Italia. Emergeva così un vasto giro di prostituzione. Molte giovani venezuelane, ingannate dalla promessa di un lavoro lecito e ben remunerato e dall’assicurazione dei “datori di lavoro” di munirle entro breve tempo di un regolare permesso di soggiorno, una volta in Italia erano costrette a prostituirsi. Una storia che ricorda quelle di tante ragazze nigeriane o dell’Est Europa che, dopo essere state portate in Italia con il miraggio di una vita diversa e migliore, finiscono col vendere il proprio corpo sulle strade del Casertano e del Napoletano.

Dalle indagini svolte dagli inquirenti è emerso anche la struttura organizzativa della banda che gestiva il giro di prostituzione. C’era un italiano che prelevava le ragazze dall’aeroporto, quindi le accompagnava negli alloggi e poi presso i centri estetici nei quali venivano sottoposte a trattamenti di bellezza per poi finire diritte nel giro della prostituzione. Altri due italiani curavano le inserzioni pubblicitarie, in cui indicavano le fattezze fisiche delle ragazze e il compenso reclamato. C’era poi la madame venezuelana, che gestiva gli appartamenti dove le ragazze si prostituivano, e spesso le sublocava a queste ultime facendosi pagare fitti molto più alti di quelli di mercato.

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