Native e aliene, mappa delle meduse nei nostri mari

Medusa

ROMA. – Riconoscerle per evitarle. Sono soprattutto le meduse tropicali e sub tropicali che hanno invaso i nostri mari quelle da cui tenersi lontani perché velenosissime, tanto da poter causare la morte. Le “nostrane” sono in prevalenza urticanti o innocue. Ecco una mappa – fornita dalla biologa marina Angela Santucci dell’Ismar-Cnr – della presenza delle varie meduse nei nostri mari e qualche dettaglio per riconoscerle, partendo dalle due potenzialmente letali.

Physalia physalis: la Caravella portoghese è velenosissima. Arrivata dal Canale di Suez, non è una vera e propria medusa ma una colonia di polipi e meduse, attaccati a una vescica bluastra che convivono galleggiando sul pelo dell’acqua, con tentacoli lunghi anche 20 metri che contengono tossine che possono causare fortissimi dolori e anche l’arresto cardiaco. E’ stata avvistata al largo di Sicilia, Sardegna e di Villa San Giovanni (RC).

Rhopilema nomadica: pericolosissima, può raggiungere anche mezzo metro di diametro. Molto simile al nostro innocuo Polmone di mare, ma con braccia filamentose e priva del caratteristico bordino blu-viola sull’ombrella, è stato avvistato nel Canale di Sicilia, Stretto di Messina e Sardegna.

Pelagia noctiluca: la medusa luminosa, tra le più note native nel Mediterraneo, abbondante in Tirreno e Adriatico settentrionale, ha diametro tra 10 e 15 centimetri, colore tra il marrone e il violetto, ha tentacoli lunghi anche qualche metro, è molto urticante ma non fatale per l’uomo.

Rhizostoma pulmo: il polmone di mare nativo del Mediterraneo, quasi innocuo, si vede spesso in Adriatico e Ionio. Ha un’ombrella semisferica tendente al trasparente, bordi irregolari blu-viola, otto tentacoli sfrangiati e trasparenti. Può raggiungere fino a 50-60 cm di diametro e 10 kg di peso.

Cotylorhiza tubercolata: la Cassiopea mediterranea, non pericolosa, presente nel sud Italia si sta diffondendo nel Tirreno. Fino i 35 cm di diametro, sembra un disco volante di colore bianco, con una gobba rotonda e giallastra al centro, bordo frastagliato di colore giallo o verdastro, e tentacoli corti che terminano con dischetti di colore blu-viola.

Aurelia aurita: la medusa quadrifoglio è urticante, si incontra lungo le coste adriatiche ma ha invaso anche alcune lagune salmastre, come quella di Varano, lungo la costa nord del Promontorio del Gargano. Con ombrella circolare e trasparente, può raggiungere i 20 cm di diametro e il suo margine presenta una frangia con numerosi tentacoli sottili e corti semitrasparenti.

Velella velella: la barchetta di San Pietro si può incontrare nel Tirreno e in primavera si osservano spiaggiamenti anche massicci che dipingono la battigia di celeste, per via di pigmenti che la proteggono dai raggi solari. Si trova entro i primi 10 cm di acqua, vive in colonia, il diametro è di 7-8 cm.

Phyllorhiza punctata: dall’anno scorso la proliferazione di questa medusa indo-pacifica innocua per l’uomo, sono stati segnalati anche dal Golfo di Olbia. Ha corpo semisferico, diametro di circa 30-60 cm, di colore marrone-bluastro con punti bianchi e otto braccia orali ramificate e trasparenti che terminano con un gruppo di cellule urticanti.