Ecco come funziona il regolamento di Dublino

Una donna con un bambino ricevuti da una dottoressa di una Ong.
Rifugiati dall'Africa ricevuti da una dottoressa di una Ong.

LUSSEMBURGO. – Il Regolamento di Dublino III, adottato nel 2013 ed entrato in vigore il primo gennaio 2014, stabilisce i criteri per determinare quale Stato dell’Ue sia competente per esaminare una domanda di protezione internazionale. Durante la revisione della norma, nell’estate 2013, nonostante le richieste dell’Italia e pochi altri Paesi del Mediterraneo, fu espressa una forte opposizione (da 25 Stati membri) rispetto all’introduzione di un elemento di maggiore solidarietà per la ripartizione dei richiedenti asilo, che anche la Commissione dell’epoca, quella del portoghese Barroso, aveva auspicato.

L’attuale versione del regolamento fu sottoscritta dal governo italiano nel 2013, con Enrico Letta a Palazzo Chigi. Il regolamento di Dublino II era stato invece ratificato dal governo Berlusconi nel 2003, mentre la Convenzione di Dublino risale addirittura al 1990, e fu siglata nel 1997 dall’esecutivo Prodi. Questi i punti principali:

Qualsiasi domanda di asilo deve essere esaminata da un solo Stato membro;

Lo Stato competente è quello dove abitano i parenti stretti del richiedente o dove ha già ricevuto un permesso di soggiorno;

In seconda battuta, è lo Stato di primo ingresso. Di fatto è il criterio più utilizzato. Per stabilire di quale si tratta, c’è una banca dati centrale, Eurodac, con le impronte di chi entra irregolarmente o presenta richiesta di asilo;

In caso di dubbi sulla competenza si apre una fase di accertamento. Le autorità del Paese dove è stata presentata una domanda possono chiedere il trasferimento del richiedente a un altro Stato, se si accerta che è quest’ultimo quello di ingresso nell’Ue;

Chi ottiene protezione internazionale da uno Stato può circolare per tre mesi nell’Ue ma non può trasferirsi stabilmente in nessun altro Stato membro;

Lo Stato mantiene la sua responsabilità per l’ingresso del migrante in Ue per 12-18 mesi. Trascorso questo periodo, il migrante può far ripartire la procedura in un altro Paese dell’Ue.