La paura della Selección argentina: “Giusto non giocare in Israele”

Manifesti stradali con la foto di Messi e l'invito a non giocare a Gerusalemme.
La Nazionale argentina annulla la partita a Gerusalemme

ROMA. – “Chiediamo scusa a tutti gli israeliani che hanno comprato i biglietti e avrebbero voluto assistere ad una partita che era un messaggio di pace: non abbiamo nulla contro Israele, ma dobbiamo salvaguardare la sicurezza dei nostri atleti. Coloro che ci trattano da ignoranti ci sottovalutano”. Così dal ritiro dell’Argentina a Barcellona il n.1 della Federcalcio di Buenos Aires, Claudio Tapia, ha spiegato la decisione di annullare l’amichevole con Israele prevista a Gerusalemme.

E’ stata una notte febbrile di telefonate tra l’Hotel Sofia di Barcellona, Buenos Aires e Gerusalemme: alla fine l’amichevole con Israele che da principio si doveva giocare ad Haifa e poi era stata spostata a Gerusalemme è stata annullata. “Giusto così”, dice Higuain, centravanti della Juve e dell’Albiceleste, dando voce alle paure nascoste della squadra, alla quale non erano sfuggite né le proteste degli attivisti pro-Palestina fuori dal ritiro pre-Mondiale in Spagna, né le minacce dei palestinesi di “bruciare tutte le maglie di Messi”.

“Tra i giocatori c’è preoccupazione”, aveva confessato al ‘Clarin’ una fonte anonima dell’interno della squadra, mentre Tapia si consultava al telefono col presidente Macri. “Il calcio inizia e finisce in un campo di gioco e non ha nulla a che fare con la violenza, trascende le religioni, trascende i sessi, perché tutti giocano a pallone”, ha spiegato ancora il presidente della federazione.

“Siamo concentrati per i Mondiali e metteremo tutte le nostre energie nella coppa del Mondo. Lasciamo aperta la possibilità di poter collaborare insieme in futuro, in Israele o in altre parti del mondo”.

Quella che doveva essere una semplice partita di avvicinamento al mondiale si è di fatto trasformata in un caso politico-diplomatico, soprattutto dopo la manifestazione di ieri di una trentina di militanti palestinesi a Barcellona dove Messi (oggetto di presunte minacce) e compagni si stanno preparando in vista di Russia 2018.

Un’amichevole nata sotto una cattiva stella, al di là di tutte le implicazioni che hanno poi portato all’annullamento: lo stesso ct Jorge Sampaoli aveva mostrato le sue perplessità chiedendo alla Federcalcio argentina di restare a Barcellona a completare la preparazione.

“E’ stato giusto non andare in Israele, la sicurezza viene prima di tutto”, ha sottolineato Gonzalo Higuain, l’unico giocatore dell’Albiceleste a commentare la vicenda: “Alla fine è stata fatta la cosa giusta, la sicurezza e il buon senso sono al primo posto”.