Italiana uccisa a Venice Beach, da Los Angeles dodici milioni alla famiglia

Una foto di Alice Gruppioni, sulla pagina dei sostenitori.info
In ricordo di Alice Alice Gruppioni

BOLOGNA. – La municipalità di Los Angeles ha riconosciuto un risarcimento da 12 milioni di dollari alla famiglia di Alice Gruppioni, imprenditrice bolognese uccisa a 32 anni mentre era in viaggio di nozze in California, falciata da un’auto impazzita sul lungomare pedonale di Venice Beach. Accanto a lei c’era il marito, Christian Casadei, sposato 20 giorni prima: ne uscì illeso.

Altre 16 persone rimasero ferite nell’impatto. Per Alice, invece, non ci fu nulla da fare. La sua giovane vita fu spazzata via in un attimo. L’uomo al volante dell’auto, lo spacciatore Nathan Campbell, è stato condannato a 42 anni di carcere per omicidio di secondo grado. Inizialmente era stata chiesta la pena di morte.

Con una transazione votata all’unanimità che assegna in totale 14 milioni di dollari alle vittime, chiudendo così ogni azione civile, è stata riconosciuta dopo cinque anni anche la responsabilità delle istituzioni. Il tratto della passeggiata di Venice dove la Dodge guidata da Campbell piombò sulla folla era troppo facilmente accessibile, nonostante altri incidenti in passato.

In quel punto non c’erano fittoni, non c’era “la sicurezza minima che un’amministrazione deve garantire per i suoi cittadini e per le tante persone che vanno negli Stati Uniti”, ha detto più volte Valerio Gruppioni, il padre di Alice, ex presidente del Bologna Calcio. “E’ importante che sia stata dichiarata in modo chiaro la responsabilità. Ora una cosa del genere non succederà più”, commenta oggi Katia Gruppioni, la zia di Alice, ricordando che dopo la tragedia il lungomare è stato protetto.

Dove Alice è morta, sarà posta una targa, in sua memoria e in suo onore: anche questo è stato deciso dalla municipalità, insieme al risarcimento. “E’ bello che venga ricordata anche lì, sull’ultima terra che ha toccato. E’ una piccolissima soddisfazione, ma comunque è importante”, continua Katia. “Siamo contenti che la città abbia riconosciuto una perdita inimmaginabile alla famiglia e che abbia fatto passi in avanti per rendere più sicuro un luogo visitato ogni anno da milioni di persone”, ha detto ai media statunitensi Gregory Bentley, l’avvocato che ha rappresentato i Gruppioni e Christian Casadei nella causa in California, parlando di un “giorno agrodolce” per i suoi assistiti.

(di Tommaso Romanin/ANSA)