Le fotografe italiane. L’altro sguardo sul mondo

Nella foto: due ragazze , in primo piano con le mani sugli occhi.
Una delle foto presentate a "Le fotografe italiane. L'altro sguardo sul mondo"

ROMA. – L’occhio delle donne sul mondo. La lettura di cinquanta anni di storia e fenomeni sociali riflettendo sui cambiamenti e le contraddizioni con la sensibilità e l’ironia femminile che tanti ostacoli hanno trovato lungo il percorso per trovare spazio e affermarsi. Un viaggio estetico, artistico e sociologico si offre a chi osserva le oltre 200 immagini riunite nella mostra “L’altro sguardo. Fotografe italiane 1965-2018”, dall’8 giugno fino al 2 settembre al Palazzo delle Esposizioni, a Roma.

La selezione dalla Collezione di Donata Pizzi, fotografa da tempo impegnata a promuovere la conoscenza delle interpreti più originali del panorama fotografico nazionale, si deve a Raffaella Perna che ha messo insieme i lavori di 70 autrici, diverse per generazione e ambiti espressivi.

“Da queste immagini – ha spiegato la curatrice – abbiamo voluto far emergere quattro filoni, dal reportage e la denuncia sociale degli anni Settanta, al femminismo e alla centralità del corpo, alla questione dell’ identità e delle relazioni affettive, fino alla ricerca e alla sperimentazione che spingono a guardare oltre”.

Si parte dal bianco e nero eloquente dei reportage degli anni Sessanta, con il fatidico 1968 a fare da spartiacque. Di quell’ anno sono gli scatti di Carla Celati che denunciano le condizioni delle ospiti dell’ ospedale psichiatrico di Gorizia. E di Lori Sammartino con “Iconografia e espressività degli stati psicologici”.

Intense le immagini sul terrorismo di Giovanna Borgese che nel 1980 fissano Patrizio Peci, il primo pentito, dietro le sbarre (con un suggestivo fuori fuoco) nel Tribunale di Torino, Renato Curcio e le ragazze di Prima Linea. Poi, la cronaca nera di Letizia Battaglia con un triplice omicidio a Palermo e lo scatto drammatico dopo quello di Piersanti Mattarella, il 6 gennaio 1980. Isabella Balena con i panni stesi su un palazzo di Mostar crivellato di colpi (1996).

Di grande effetto “I Travestiti” ritratti tra il 1965 e il 1970 da Lisetta Carmi, come la mano anoressica con fiori (2007) di Simona Ghizzoni. Corposo e coinvolgente il capitolo del femminismo con la donna in marcia con il pugno alzato e la camicia aperta sul petto nell’ immagine-simbolo “Donne non si nasce, si diventa” (1970) di Agnese De Donato, che rovesciò anche il punto di vista maschile immortalando un uomo-oggetto. Di Liliana Barchiesi sono Le Casalinghe.

Fortemente ironica “Pin Up. Ragazza squillo” (1965), di Lucia Marcucci, con una giovane vestita di tutto punto che tiene bene in mostra il celebre tondo metallico del telefono con la tastiera a rotazione. Fino alla provocatoria “Oggi Spose” del 1977 in cui l’ autrice Bianca Pucciarelli, che per protesta prese il nome maschile di Tomaso Binga, si ritrae nelle vesti di marito e moglie con relativa partecipazione.

“Perchè l’ altro sguardo? – ha detto la fotografa Paola Mattioli – Perchè la donna ha una vita diversa, in tutti i lavori lo è. Abbiamo patito una certa cancellazione ma siccome non ci piace lamentarci, speriamo che molti nostri colleghi vengano a visitare la mostra”.

Per Gea Catalano la collezione Pizzi, che conta circa 300 immagini per il 90 per cento acquistate dalle autrici, “costruisce un discorso organico mettendo insieme in modo armonico sguardi diversi. Racconta la storia, la nostra storia da un punto di vista spesso messo da parte”.

“Qui presentiamo una fotografia autoriale – ha spiegato Donata Pizzi – diversa dalle mostre cosiddette blockbuster. E’ importante veicolare la fotografia italiana attraverso le istituzioni in luoghi come questo. Una attenzione insufficiente è a lungo stata riservata alla fotografia che merita invece un rispetto maggiore e studi più approfonditi. Quello delle donne fotografe è un campo di ricerca specifico”.

La mostra, presentata nel 2016 alla Triennale di Milano dove in due mesi è stata vista da 25 mila persone, è stata aggiornata con il contributo di 30 foto di 14 nuove autrici. Il prossimo passaggio è portare queste opere sulla scena internazionale, alla Mef (Casa europea della Fotografia) di Parigi e al Moma di New York.

(di Luciano Fioramonti/ANSA)