Trump vuole Putin al G8, sì di Conte. Scontro Usa-Ue

Il Presidente Donald Trump
Stando a rivelazioni di un funzionario della Casa Bianca, il presidente Trump avrebbe discusso con alcuni assessori l'ipotesi di un intervento armato in Venezuela

CHARLEVOIX. – Lo scontro è aperto e totale fin dal mattino, quando Donald Trump apre la giornata con un fuoco di fila di tweet durissimi sui “dazi enormi” imposti agli Usa da Ue e Canada, poco dopo aver annunciato uno strappo senza precedenti: lascerà il summit in anticipo. E con il passare delle ore, il tycoon alza la posta, sempre di più. Fino ad arrivare a sostenere che la Russia deve tornare nel formato G8.

Un affronto pesantissimo e un segnale chiaro sulla volontà di Trump di andare per la sua strada, sempre e comunque. E su quella strada trova la sponda del premier italiano Giuseppe Conte che, al debutto sulla scena internazionale, appoggia l’idea del rientro di Mosca tra i Grandi perché, dice, “è interesse di tutti”.

Il G7 di Charlevoix non è ancora iniziato e la tensione è già altissima. Lo sconcerto per la linea di Trump è palpabile nelle parole del presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. “Quello che mi preoccupa di più – dice – è vedere che l’ordine mondiale, basato su regole comuni, si trovi sfidato non dai soliti sospetti ma, sorprendentemente, dal suo principale architetto e garante: gli Stati Uniti”.

I leader Ue cercano la quadra. A prendere in mano la situazione è il presidente francese Emmanuel Macron, che li ‘convoca’ in un mini vertice per decidere come affrontare l’incontenibile tycoon. L’Italia, secondo quanto si apprende, non intende creare strappi, ma vuole che la sua linea sia chiara. Ribadisce la necessità di aprire le porte a Putin e si mostra più morbida sui dazi.

“Saremo portatori di una posizione moderata – spiega Conte -, cercheremo di capire le ragioni che portano ad assumere certe posizioni e ci comporteremo di conseguenza”. Macron, al termine dell’incontro, ostenta ottimismo, assicura che la linea europea è “unitaria e determinata” e posta un tweet con i leader che ridono insieme.

Nel frattempo tra tweet, dichiarazioni e conferenze stampa, tutti si affrettano a confermare la necessità del formato a 7, ricordando che la Russia è stata espulsa nel 2014, con decisione presa all’unanimità, perché ha invaso la Crimea. Lo fa Tusk, sottolineando, vista la situazione, che il G7 dovrebbe prima fare una riflessione su se stesso e ritrovare forza e unità “prima di pensare a cambiamenti o aggiunte”. E lo fa Juncker: “Dobbiamo salvaguardare i principi dell’Ue, tra i quali il fatto che gli Stati europei, come la Russia, debbano rispettare le regole internazionali. Certo, dobbiamo riaprire il dialogo con Mosca, ma in altri modi”.

A smarcarsi a questo punto è proprio Putin, che prende le distanze e si mette in attesa: “La Russia si concentra su altri formati”, taglia corto il portavoce Dmitri Peskov in Cina, mentre la foto dello zar che stringe la mano a Xi Jinping fa il giro del mondo.

Il vertice finalmente inizia e sembrano smorzarsi leggermente i toni. Macron twitta una foto assieme a Trump, mentre parlano seduti su un divano. “Il dialogo, ancora e sempre. Confrontarsi, cercare di convincere, senza sosta, per difendere gli interessi dei francesi e anche di tutti coloro i quali credono che il mondo non si costruisce che insieme”, scrive.

Ma alla fine quello che resta di questa convulsa giornata è un segnale di grande debolezza. E non stupisce che in serata fonti vicine al G7 tornino a ribadire che non è escluso che il vertice si possa concludere senza una dichiarazione congiunta finale. Tra l’altro, quando Trump sarà già andato via da un pezzo.

(dell’inviata Paola Tamborlini/ANSA)