Ministro Tria rassicura i mercati sull’euro: “Ridurremo il debito”

Il ministro dell'Economia Giovanni Tria durante le dichiarazioni programmatiche del presidente del Consiglio Giuseppe Conte in Senato
Il ministro dell'Economia Giovanni Tria durante le dichiarazioni programmatiche del presidente del Consiglio Giuseppe Conte in Senato, Roma, 5 giugno 2018. ANSA/GIUSEPPE LAMI

ROMA. – Lo spread, volato venerdì fino a 280 punti, e gli 11 miliardi bruciati in un solo giorno da Piazza Affari gli hanno tolto ogni indugio. Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, scende in campo per rassicurare i mercati. E lo fa con una intervista tanto prudente da sollevare le ironie degli esponenti delle opposizioni e le critiche, roventi sui social, dei militanti di Lega e M5s.

Un intervento apparso in continuità con il passato su euro e debito, attento alla ‘sostenibilità’ degli interventi sulle pensioni, “materia su cui non si improvvisa”, e poco propenso a ricorrere ad un aumento del deficit per rilanciare la crescita. “E’ la linea economica di questo governo – conferma e rassicura il vicepremier Luigi di Maio stuzzicato durante un’intervista Tv – (…) Non ci presentiamo con nessuna pistola fumante sul tavolo” del confronto europeo.

Ma le opposizioni leggono nell’intervista molti distinguo. “O il ministro dell’Economia non ha letto il contratto di governo o forse lo ha letto e non ne ha condiviso una sola parola”, sintetizza l’ex ministro Sandro Gozi (Pd). “Tria ha raccontato un altro spartito”, chiosa Osvaldo Napoli di Forza Italia. La chiave per leggere l’intervista di Tria è la necessità di mandare messaggi tranquillizzanti ai mercati.

“I fondamentali della nostra economia sono a posto”, premette prima di parlare dell’euro. ”La posizione del governo è netta e unanime – spiega – Non è in discussione alcun proposito di uscire dall’euro” e nemmeno che si “materializzino condizioni di mercato che spingano all’uscita”, su cui – dice – “ho la responsabilità che non avvengano”.

Gli articoli sui fondi che hanno speculato sui titoli di Stato dopo le prime notizie sulle bozze del contratto devono aver preoccupato il ministro. Anche perché le “short selling” allo “scoperto” sono regolate da una direttiva europea che impone limiti solo quando si supera il 5% del valore del titolo, una soglia impossibile da superare quando si parla di titoli di Stato. Al Mef, nei palazzoni di via XX settembre si è al lavoro per una ricognizione sulle coperture e sul gettito delle singole misure del “Contratto”.

Il punto sarà fatto martedì a Palazzo Chigi con Conti, Salvini e Di Maio. Per ora Tria è cauto. Rinvia a settembre alla nota di aggiornamento del Def, la cui preparazione “seguirà ad un dialogo costante con la Commissione Ue”. “Credo che la nostra legislazione pensionistica possa essere migliorata – è la frase chiave sulle pensioni – ma lo si farà con attenzione alla sostenibilità”.

Niente cifre poi sulla pace fiscale, la sanatoria sulle liti tributarie, che il leghista Armando Siri, stretto consigliere di Salvini ritiene potrebbe dare 35 e 25 miliardi in due anni successivi e che alcune indiscrezioni ritengono, invece, non possa superare i 20 miliardi. Il ministro dell’economia non parla mai di ”narrow patch”, il sentiero stretto del suo predecessore Carlo Padoan, ma conferma l’obiettivo di ridurre il debito nel 2018 e nel 2019 (“per quest’anno tutto è determinato e presidierò perchè nulla cambi”) e dice espressamente: “non puntiamo al rilancio della crescita tramite deficit spending”.

Le sue parole piaceranno ai mercati? Di certo non registrano il gradimento dei militanti di Lega e M5s che si scatenano sui social, con l’hashtag #Tria al secondo posto nelle classifiche dei trend topics.

(di Corrado Chiominto/ANSA)