Vertice sull’economia, si apre subito fronte con l’Ue

Palazzo Chigi - Insediamento del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte
Palazzo Chigi - Insediamento del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

ROMA. – Un nuovo atteggiamento con l’Europa, “perché la musica deve cambiare”. E’ stato questo lo slogan del vertice a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, il numero uno dello Sviluppo economico e del Welfare, Luigi Di Maio, e due ‘outsider’ rispetto alla compagine prettamente economica del governo, il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi e quello degli Affari europei, Paolo Savona.

Proprio la loro presenza al tavolo lascia intuire che, dopo il fronte migranti, potrebbe essere quello economico il prossimo terreno su cui l’esecutivo gialloverde si prepara a lanciare la sfida a Bruxelles. Sul tavolo i temi sono molti, sia concreti (dalla sterilizzazione delle clausole Iva alle prime misure di riforma fiscale e previdenziale, fino alle nomine delle partecipate pubbliche) che di impostazione più generale dei conti.

E’ dalla gestione della finanza pubblica che si potrebbero infatti ricavare margini per la prossima legge di bilancio e per un nuovo programma di investimenti. Un primo passo sarà la risoluzione al Def attesa per il 19 giugno: un testo ‘light’ che, nell’ultima bozza, impegna il governo a bloccare gli aumenti di Iva e accise e a elaborare in tempi brevi il nuovo quadro, indicando sì le priorità del programma gialloverde ma “nel rispetto degli impegni europei sui saldi 2018-2019”.

Un nuovo messaggio di cautela dopo quello lanciato da Tria che è già pronto a incontrare tra mercoledì e giovedì i suoi colleghi Bruno Le Maire a Parigi e Olaf Scholz per avviare “un dialogo costruttivo” e intavolare subito il confronto sulla governance Ue.

Per evitare gli aumenti dell’Iva si potrebbe agire sul deficit portando l’asticella all’1,5% del Pil rispetto alla previsione attuale dello 0,8%. In teoria una scelta possibile, che garantirebbe comunque una lieve discesa rispetto all’1,6% previsto per il 2018 e che l’Ue ha non a caso già inglobato nelle previsioni di primavera. Così facendo però, e attenendosi al principio di riduzione dell’indebitamento indicato anche nella risoluzione al Def, non rimarrebbero altri spazi.

Da qui la necessità di affrontare la questione in sede europea, probabilmente già nell’Eurogruppo e nell’Ecofin in programma il 21 e il 22 a Lussemburgo. Sulla scia dell’azione degli ultimi anni, l’Italia potrebbe chiedere maggiore flessibilità, ma chissà che l’approccio – almeno formale – di Lega e M5S non imponga un cambio terminologia, utilizzando magari quella della “difesa degli interessi nazionali” di cui ha recentemente parlato anche Tria.

Finora il neo-ministro ha escluso strappi con l’Unione, confermando il percorso di riduzione di deficit e debito, ma gli obiettivi di fondo restano quelli di maggiore crescita e maggiore occupazione. Le misure da cui si potrebbe partire sono dunque il potenziamento dei centri dell’impiego (costo 2 miliardi), la flat tax per le imprese imprese (non ancora ufficialmente quantificato) e, forse, la pensione di cittadinanza più che il reddito, con costi variabili da 4 miliardi – se si limitasse la misura a chi percepisce l’assegno sociale – a 20 miliardi l’anno, se si dovesse invece allargare a tutti i redditi da pensione inferiori a 780 euro.