Mafia: Consiglio d’Europa ricorda Falcone e Borsellino

Foto di Falcone e Borsellino insieme.
Il ricordo e la memoria di Falcone e Borsellino non possono andare dispersi

STRASBURGO. – Nei giorni della caduta del muro di Berlino due mafiosi parlavano al telefono. Uno era in Sicilia, l’altro in Germania. “Il muro è caduto, vai immediatamente all’est e compra, investi” diceva uno all’altro. Chiedeva l’interlocutore: “Che devo comprare?” “Tutto”, la risposta secca del boss. E’ con un aneddoto che il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi ha “raccontato”, in un intervento al Consiglio d’Europa di Strasburgo, cos’è la mafia. Un’organizzazione che sa cogliere con rapidità sorprendente dove è il business e ha mezzi e connivenze per trovarsi sempre al posto giusto nel momento giusto.

Ad ascoltarlo, tra gli altri, il presidente della Corte europea dei Diritti dell’Uomo Guido Raimondi, l’ambasciatore Marco Marsilli, Jan Kleijssen, direttore dell’Unità società dell’informazione e azione contro il crimine ed esponenti delle diverse rappresentanze permanenti del Consiglio riuniti per ascoltare la storia di Cosa nostra, l’evoluzione dell’associazione mafiosa, il sangue versato da chi, come i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ha perso la vita per combatterla, gli anni delle stragi e la reazione dello Stato che ha messo a segno punti decisivi nella battaglia al crimine.

Ma la forza dei clan è tutta nella capacità di evolversi e sfruttare le occasioni. “Come la globalizzazione”, spiega il magistrato. “Che è un’opportunità per forme criminali come quella mafiosa”. E dalla sede del Consiglio d’Europa, che della transnazionalità è emblema, il capo dei pm palermitani ha rilanciato l’importanza della cooperazione internazionale nel contrasto a Cosa nostra.

“Ci sono collusi, quelli che aiutano la mafia. E non solo nelle forme classiche. C’è un’area grigia di persone che non sono affiliate ma sostengono e aiutano la mafia – ha detto nel suo excursus parlando di una delle peculiarità della mafia – e in queste categorie ci sono politici, uomini d’affari, professionisti, commercialisti, bancari, pubblici ufficiali. Cosa nostra non sarebbe quello che è se non ci fosse chi mette la propria conoscenza a disposizione dei clan”.

Dopo l’incontro è stata inaugurata la mostra fotografica dell’ANSA dal titolo “L’eredità di Falcone e Borsellino”, un “viaggio” attraverso le immagini nelle vite dei due magistrati siciliani uccisi dalla mafia. L’esposizione, curata nella versione inglese dal ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, è stata organizzata dall’Istituto italiano di cultura e dalla rappresentanza italiana permanente presso il Consiglio d’Europa.

Le foto, prese dall’archivio dell’ANSA e dagli album privati dei due magistrati, rappresentano un viaggio, oltre che nella dimensione personale e nel lavoro di Falcone e Borsellino, in un drammatico periodo della storia del Paese. L’evoluzione di Cosa nostra e l’influenza della criminalità sulla vita politica, sociale ed economica dell’Italia, le stragi, la reazione dello Stato, l’insostituibile contributo del lavoro dei due magistrati, pionieri nella scelta della cooperazione investigativa internazionale come strumento di lotta a Cosa nostra, sono raccontati negli scatti dell’ANSA e nelle brevi didascalie dei giornalisti Franco Nuccio e Franco Nicastro che fanno da “voci narranti” della storia.

(dall’inviata Lara Sirignano/ANSA)