Storica stretta di mano Trump-Kim, patto sul nucleare

Le mani di Trump e Kim si avvicinano per la storica stretta di mano. Sullo sfondo le bandiere delle due nazioni.
Donald Trump e Kim Jong Un. (ANSA/AP Photo/Evan Vucci)

SINGAPORE. – La storica stretta di mano di 13 secondi, uno di fronte all’altro, ha aperto l’atteso summit tra Donald Trump e Kim Jong-un e chiuso decenni di ostilità tra Usa e Corea del Nord, iniziati prima della Guerra di Corea (1950-53). Dopo cinque ore di colloqui prima faccia a faccia e poi allargati, Trump e Kim hanno firmato la dichiarazione in cui la Corea del Nord si è impegnata a lavorare per la “completa denuclearizzazione” della penisola coreana, nella cornice di una pace stabile e duratura e con la promessa da parte americana di garanzie sulla sicurezza.

Nella cerimonia, officiata con l’ausilio del segretario di Stato Usa Mike Pompeo e della potentissima sorella minore Kim Yo-jong, considerati le vere ‘menti’ dell’operazione, il leader nordcoreano ha promesso che “il mondo vedrà un grande cambiamento”. Il testo offre pochi dettagli su come le parti si muoveranno verso l’obiettivo complesso e ambizioso.

Prima del summit, l’amministrazione Trump era risoluta sul fatto che la Corea del Nord si liberasse delle armi nucleari in modo “completo, verificabile e irreversibile”. Nel testo approvato, il linguaggio è molto più sfumato, ma Trump ha difeso in conferenza stampa l’accordo. La dichiarazione congiunta non menziona né che la Corea del Nord debba rinunciare alle sue armi nucleari né quando.

“Non avevamo tempo” per arrivare a questi dettagli, ha spiegato Trump, aggiungendo che la denuclearizzazione è un processo lungo. “Penso che lo faremo velocemente come si può fare scientificamente. Ci sarà un punto dal quale non puoi tornare indietro”. Nel frattempo, “le sanzioni rimarranno fino a quando saremo sicuri che le armi nucleari non saranno più efficaci”, ma Trump ha osservato che nel documento Kim ribadisce il suo “incrollabile impegno a completare la denuclearizzazione della penisola coreana. E io gli credo”.

“Un summit importante e positivo che apre una nuova storia”, è stato il commento della Cina, che ha visto molti tasselli infilarsi negli spazi desiderati, avanzando pure l’ipotesi di sospensione o rimozione delle sanzioni contro Pyongyang da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

Giudizi positivi anche da Russia, Onu e Giappone, il cui premier Shinzo Abe ha però parlato di passo iniziale, richiamando l’attenzione su quelli successivi. Il presidente sudcoreano Moon Jae-in ha detto che Trump e Kim “non si sono accontentati della realtà obsoleta, ma hanno compiuto un passo audace verso il cambiamento”. Su Seul è però caduta la tegola dello stop alle esercitazioni congiunte con gli Usa, strumento di pressione sul Nord.

“Li chiamo ‘war games’. Sono tremendamente costosi”, ha detto il tycoon. “La quantità di denaro che spendiamo in questo è incredibile, la Corea del Sud contribuisce, ma non al 100%, che è certamente un argomento di cui dobbiamo parlare anche con loro. Ciò ha a che fare con le spese militari e anche con il commercio”.

La seconda tegola è stata quella dei 30.000 circa soldati Usa al Sud. “Vorrei portarli a casa, ma non ora”, ha detto Trump. Le truppe sono viste dal Nord come un segno di “politica ostile”.

L’accordo firmato – su un testo simile anche per genericità alla Dichiarazione di Panmunjom del 27 aprile siglata da Kim e Moon – rappresenta comunque una svolta inimmaginabile rispetto all’epoca (meno di un anno fa) dei test balistici e nucleari di Pyongyang e dei pesanti insulti personali che volavano tra il leader nordcoreano e il tycoon.

Anzi, Kim è ora diventato un negoziatore “sveglio e abile”, da incontrare ancora molte volte e da invitare “assolutamente alla Casa Bianca”. Ma nonostante l’ottimismo ostentato da Trump, visti i trascorsi nordcoreani, sono molti gli osservatori che prevedono che i negoziati tecnici per arrivare ad un’effettiva denuclearizzazione non saranno esattamente una passeggiata.

(dell’inviato Antonio Fatiguso/ANSA)