Mafia: clan tentò di pilotare le elezioni a Latina, trenta euro a voto

Agenti mascherati scortano alcuni mafiosi arrestati
Latina, 25 arresti per associazione mafiosa: colpito il clan Di Silvio.

ROMA. – Una struttura piramidale, tipica delle grandi organizzazioni criminali come Cosa nostra e ‘Ndrangheta. Una struttura criminale nata nel territorio pontino e in pochi anni cresciuta al punto da poter tenere sotto scacco imprenditori e professionisti puntando anche ad influenzare le elezioni politiche con tanto di listino per le preferenze: 30 euro a scheda.

Il clan Di Silvio, famiglia di nomadi italiano, attivo nella zona di Latina, è stato oggetto di un maxiblitz della polizia, coordinata dalla Dda di Roma, che ha portato all’arresto di 25 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di sostanze di stupefacenti, estorsione, violenza privata e reati elettorali.

A capo dell’organizzazione Armando Di Silvio, detto Lallà, che poteva contare sull’apporto di familiari, tra cui i figli, la moglie e fidatissimi “collaboratori”. E c’è anche la Lista Salvini tra i partiti per i quali il clan effettuava, nel 2016, la propaganda elettorale a Latina con l’affissione dei manifesti del candidato della lista. E’ quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare, nella quale si afferma che “nell’auto di un sorvegliato speciale venivano rinvenuti numerosi manifesti riguardanti candidati (per Latina: Lista Cuori Italia e Lista Salvini; mentre per Terracina: ‘Lista Si Cambia’) alle elezioni amministrative di Latina e Terracina nonché materiale utilizzato per l’affissione.

Tale circostanza determina l’accertamento della violazione del codice antimafia avendo il sorvegliato speciale svolto, con altri due soggetti, attività di propaganda elettorale”. Il deputato del Pd Michele Anzaldi attacca: “persone vicine al clan avrebbero effettuato propaganda elettorale per la Lista Salvini e per il candidato della Lega a Latina Francesco Zicchieri, figura di primo piano del partito di Salvini come vice capogruppo alla Camera dei Deputati e coordinatore del partito nel Lazio.

Sebbene Zicchieri non sia indagato, è opportuno che venga fatta la massima chiarezza. In assenza delle commissioni competenti, intervenga personalmente e direttamente il presidente della Camera Fico: chieda di acquisire le carte e di verificare il tipo di coinvolgimento di Zicchieri. Siamo di fronte ad una nuova pagina oscura di come il partito di Salvini avrebbe raccolto il consenso, in particolare al Centro-sud”.

L’indagine di Latina, avviata due anni fa, si basa anche sulle dichiarazioni di un pentito, il primo del territorio pontino. Per gli inquirenti siamo in presenza di una struttura solidissima impegnata in modo pervicace nella gestione di estorsioni e traffico di droga. Dal loro quartier generale di Campo Boario, i Di Silvio imponevano il pizzo a imprenditori, commercianti e professionisti.

Le richieste estorsive pressanti e spesso accompagnate da vere e proprie minacce di morte erano rivolte anche ad esponenti dell’avvocatura tanto da spingere l’Ordine, nel 2016, ad indirizzare una lettera a tutti gli iscritti esortandoli a denunciare. “A Latina comandiamo noi…io, Armando e i figli”, afferma al telefono il braccio destro del boss. Una rivendicazione di potere che si esprimeva a vari livelli, compreso quello politico.

Il clan, secondo quanto accertato dalla Squadra mobile di Roma e Latina e dallo Sco, tentò di inquinare il voto nelle elezioni amministrative del 2016 nei comuni di Latina e Terracina. Le indagini hanno fatto emergere molti casi di compravendita di voti. Gli esponenti del gruppo hanno costretto, dietro minaccia, numerosi tossicodipendenti ad esprimere la propria preferenza in favore di alcuni candidati (poi non eletti) alle comunali di Latina, ricevendo in cambio circa 30 euro a voto da parte di intermediari dei loro committenti.

(di Marco Maffettone/ANSA)