Pensioni: taglio coefficienti 2019, assegni ridotti

Il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan e il segretario generale della Cgil,Susanna Camuso.
(S-D) Il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan e il segretario generale della Cgil,Susanna Camusso, al termine del tavolo sulle pensioni a palazzo Chigi.

ROMA. – Dal 2019 i lavoratori che andranno in pensione subiranno una doppia penalizzazione: oltre ad andare a riposo a un’età più avanzata rispetto al 2018 (5 mesi in più, a 67 anni per la vecchiaia e con 43 anni e 3 mesi di contributi per l’uscita anticipata) vedranno tagliato il proprio assegno rispetto a coloro che vanno in pensione quest’anno a causa dell’entrata in vigore dei nuovi coefficienti di trasformazione della parte contributiva che riducono il valore dei contributi versati sulla base della crescita dell’aspettativa di vita.

Il decreto è stato pubblicato pochi giorni fa in Gazzetta Ufficiale. La revisione dal 2019 sarà biennale. I tagli precedenti sono stati fatti nel 2010, nel 2013 e nel 2016. La Uil ha fatto i calcoli su quanto vale la penalizzazione chiedendo di modificare i criteri per l’applicazione dei coefficienti. In pratica – spiega la Uil – “un lavoratore che andrà in pensione a 67 anni, il 2 gennaio 2019, riceverà un trattamento annuo lordo di 15.692 euro con 268 euro l’anno in meno (-1,67%) in meno di un lavoratore che, a parità di montante contributivo e di età anagrafica, andrà in pensione il 31 dicembre 2018”.

“Tale meccanismo, oltre a costituire un danno oggettivo per i lavoratori – sottolinea la Uil – è un vero e proprio disincentivo alla permanenza al lavoro. Rimandando l’accesso alla pensione si incorre nel pericolo di vedere il proprio trattamento calcolato con coefficienti più sfavorevoli e quindi di percepire un assegno più basso.”.

I coefficienti sono rivisti al ribasso per le età dai 57 ai 71 anni. Naturalmente sempre meno persone vanno in pensione anticipata ad età molto giovani dato che dall’anno prossimo saranno necessari (a meno di interventi di modifica sul sistema previdenziale) 43 anni e 3 mesi di contributi (42 anni e 3 mesi per le donne).

Secondo lo studio Uil il taglio si aggira tra l’1% e il 2%. Uscendo a 65 anni si perdono su 14.912 euro di pensione erogata alla stessa età nel 2018 224 euro mentre la perdita sale a 244 euro (-1,58%) se si esce a 66 anni. Nel caso di una uscita a 62 anni su 13.597 euro erogati nel 2018 si scende nel 2019 di 186 euro a 13.411 euro (-1,36%). Saranno interessate alla riduzione dell’assegno anche le categorie dei lavoratori impegnati in attività gravose escluse dall’aumento dell’età per l’accesso alla pensione.