Giovani in trappola, per un milione e mezzo lavori non qualificati

Una ragazza ricerca lavoro sul tabellone delle offerte.
Occupazione dei più giovani.

ROMA. – L’ipoteca sul futuro dei giovani inizia a scuola e prosegue più in là con lavoro non qualificato, tant’è che sarebbero 1,5 milioni i diplomati e i laureati costretti a svolgere un’attività inadeguata rispetto al titolo di studio. Colpa anche dei Centri per l’impiego, veri e propri “fantasmi del mercato del lavoro”. Quindi alla fine per la tanto agognata ‘svolta’ occupazionale bisogna continuare a fare affidamento sulle amicizie personali.

Non è incoraggiante il quadro che emerge dal Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale e sul presente e il futuro prossimo dei nostri giovani: gli autori lo hanno intitolarlo ‘Giovani in Trappola’.

L’IPOTECA SUL FUTURO INIZIA A SCUOLA

Nell’ultimo anno scolastico solo il 22% di chi ha preso 6 alla licenza media è andato al liceo, gli altri si sono iscritti agli istituti tecnici o professionali. La quota di ragazzi che scelgono il liceo aumenta al crescere del voto ottenuto all’esame di licenza media, è per questo che possono rivelarsi molto utili servizi di orientamento in grado di informare i giovani per favorire le scelte migliori.

IL SOTTOINQUADRAMENTO NEL LAVORO COME DESTINO

Quasi 4 giovani su 10, tra i diplomati e laureati di 15-34 anni, svolgono un lavoro inadeguato rispetto al proprio titolo di studio: si tratta complessivamente di 1,5 milioni di giovani. Lo scorso anno i forzati del demansionamento sono stati il 41,2% dei diplomati e il 32,4% dei laureati. La metà (il 50,1%) dei 15-34enni occupati che si sono diplomati al liceo svolge un lavoro inadeguato rispetto al titolo di studio, così come il 37,3% dei diplomati presso gli istituti tecnici, il 40,8% per gli istituti professionali, il 41,3% dei giovani con qualifica professionale triennale.

LA SELEZIONE SOCIALE ALL’UNIVERSITÀ

Nell’ultimo anno accademico si è immatricolato il 73,8% dei liceali diplomati, solo il 33,1% dei ragazzi che hanno terminato gli studi agli istituti tecnici e l’11,3% di chi ha frequentato gli istituti professionali. Emerge il ritratto di una scuola lontana dalla retorica che la dipinge come accogliente, buonista e ‘mammona’. È invece ancora fortemente ancorata alla valutazione quantitativa, così il voto annuncia precocemente i successi o i fallimenti futuri dei giovani.

I CENTRI PER L’IMPIEGO, FANTASMI DEL MERCATO DEL LAVORO

Le azioni per trovare lavoro messe in campo nel 2017 dai 15-34enni sono state: per l’84,9% rivolgersi ad amici e conoscenti, per l’80,7% l’invio del cv e i colloqui, il 75,4% ha consultato offerte sui giornali o sul web, il 26,4% è entrato in contatto con un centro per l’impiego, il 16,5% si è rivolto a un’agenzia interinale, il 9% ha fatto domanda o ha partecipato a un concorso pubblico, l’1,7% ha avviato un’attività di lavoro autonomo. “Da questa trappola per i giovani, come la chiama il Censis, bisogna uscire”, spiega l’Ad di Eudaimon Alberto Perfumo. “Un ruolo importante possono giocarlo le imprese – sottolinea – mettendo a disposizione dei figli dei loro collaboratori strumenti e percorsi dedicati all’orientamento”.