Terrorismo, Salvini: “Pericolo, controlliamo duemila luoghi”

Agente armato
Con l'avvicinarsi dell'estate, migliaia di eventi affollati (spettacoli, concerti, cerimonie) da controllare.

ROMA. – Le carceri in primo piano, con circa 600 radicalizzati islamici da tenere d’occhio e 70 detenuti per terrorismo internazionale. C’è poi il dossier dei combattenti che rientrano da Siria ed Iraq dopo la sconfitta militare dell’Isis. E, con l’avvicinarsi dell’estate, migliaia di eventi affollati (spettacoli, concerti, cerimonie) da controllare.

Questo il quadro che responsabili di servizi e forze di polizia hanno presentato al ministro dell’Interno Matteo Salvini, che ha presieduto la sua prima riunione del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica ed ha partecipato al Comitato di analisi strategica antiterrorismo (Casa).

“Il terrorismo – ha spiegato Salvini – sconfitto sul piano militare, è ancora più pericoloso su quello interno. Stiamo studiando il dossier di quelli che hanno perso la battaglia altrove e ritornano” e c’è attenzione “al fenomeno della radicalizzazione, al cyber, nonchè un ascolto dei luoghi sensibili che sono circa duemila in Italia: è fondamentale non abbassare la guardia su questo tema”.

Il livello della minaccia jihadista, per l’Italia, come per altri Paesi dell’Occidente, è sempre alto. Le informative su possibili rischi sono all’ordine del giorno e vengono vagliate attentamente proprio al tavolo del Casa al Viminale, dove si riuniscono settimanalmente responsabili dell’intelligence e delle forze di polizia.

Uno strumento che continua ad essere impiegato in modo massiccio è quello delle espulsioni: sono già 54 gli allontanamenti “per motivi di sicurezza nazionale” di soggetti legati all’estremismo islamico quest’anno. Molti sono stati individuati proprio nelle carceri, ambienti che continuano a produrre radicalizzazione.

Delle circa 20mila persone straniere detenute in Italia, sono circa 8mila coloro che praticano la religione islamica. Nel 2017 quelli sotto osservazione per radicalizzazione sono molto aumentati rispetto al 2016: 506 contro 365. E quest’anno sono diventati circa 600. Questi detenuti sono monitorati dal Dap con tre livelli di allerta: alto, medio e basso.

Il ministro dell’Interno esprime tuttavia grande fiducia nell’operato degli apparati di sicurezza: “abbiamo ottime forze ordine che fanno bene loro lavoro”, ha spiegato, segnalando però il problema dell’invecchiamento degli agenti. “Ho già sollecitato – ha annunciato – il ministro dell’Economia Giovanni Tria: perdiamo migliaia di unità ogni anno e l’età media supera i 50 anni: il problema tra alcuni anni sarà serio. Bisogna procedere ad un piano di reclutamento che abbassi l’età media”.

Un obiettivo condiviso dai sindacati Siap e Associazione nazionale funzionari di polizia: “sono necessarie energie nuove per potenziare tutte le attività di prevenzione e repressione connesse alla sicurezza nazionale”. Salvini si è detto infine contrario al numero identificativo sui caschi degli agenti che fanno ordine pubblico. Gli agenti, ha osservato, “sono già abbastanza facilmente bersagli dei delinquenti anche senza il numero in testa. Mi sembra che fossero disponibili ad avere una telecamera”.