Oms: transgender non è un malato mentale, basta stigma

Una bandiera multicolore simbolo GLBT
Una bandiera multicolore simbolo GLBT

ROMA. – Sono passati quasi 30 anni da quando, nel 1990, l’Oms tolse l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali, ed è arrivato il momento di un altro passo avanti storico. Nella nuova versione dell’International Classification of Diseases (Icd) è infatti la cosiddetta ‘incongruenza di genere’, la transessualità, a non essere più considerata tra queste patologie, una mossa che va verso l’eliminazione dello stigma che ancora accompagna le persone che non si riconoscono nel proprio sesso biologico.

La condizione è stata inserita nel capitolo sulle malattie sessuali, spiega l’Oms, per l’esistenza di un notevole bisogno di importanti cure sanitarie che può essere soddisfatto se la transessualità rimane all’interno di questa nuova classificazione.

La transessualità, spiega Lale Lay, coordinatrice del team che gestisce le problematiche di adolescenti e popolazioni a rischio, è stata collocata “in un capitolo di nuova creazione, per dare spazio a condizioni collegate alla salute sessuale e che non necessariamente hanno a che fare con altre situazioni codificate nell’Icd”.

Alla base della decisione c’è “l’aver capito che non si tratta di una condizione mentale e lasciare l’incongruenza di genere in quel capitolo avrebbe creato biasimo e condanna” per i transgender, ma “è stato inserito comunque in un altro capitolo” per “garantire l’accesso agli adeguati trattamenti sanitari”.

Questo potrebbe “portare ad una migliore accettazione sociale degli individui” e, a cascata, “migliorare l’accesso alle cure, perché riduce la disapprovazione sociale”. Contrariamente alla decisione dell’Oms di inserire la dipendenza da videogiochi nel capitolo sulle malattie mentali, che ha suscitato reazioni negative ad esempio nei produttori, nel caso delle persone transgender i commenti sono per ora tutti positivi.

“Alla luce di questa decisione, a lungo attesa – afferma ad esempio l’Arcigay – è sempre più necessaria una revisione della attuale normativa italiana, per una semplificazione delle procedure ed il rispetto del principio di autodeterminazione della persona. Sarà nostra cura stimolare una complessiva revisione della normativa Italiana in merito alla transizione sessuale: le norme devono infatti servire ad accompagnare nel modo più corretto le scelte delle persone, non a rendere un calvario le vite di migliaia di persone, che altro non chiedono di avere la libertà di scegliere sui propri corpi e sulle proprie vite”.

Un plauso viene anche da Gay Center. “Finalmente come l’omosessualità nel 1990, oggi anche la transessualità è stata tolta tra le malattie mentali dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ora finalmente le nostre iniziative per abbattere lo stigma ed il pregiudizio potranno avere più forza”, afferma il portavoce Fabrizio Marrazzo, che ricorda come adolescenti e adulti transgender siano ancora vittime di discriminazioni e violenze.

In Italia secondo l’Istituto Superiore di Sanità, che ha appena avviato il primo studio fatto nel nostro paese sullo stato di salute di questa fascia della popolazione, sono 400mila le persone transgender, anche se per gli stessi esperti il dato è probabilmente sottostimato.

(di Pier David Malloni/ANSA)