Di Maio: “Decreto dignità non si annacqua. Ma niente fiducia”

Il ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, durante la conferenza stampa.
Il ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, durante la conferenza stampa. ANSA/GIUSEPPE LAMI

ROMA. – Il decreto dignità non verrà annacquato ed in Parlamento sul testo il governo non metterà la fiducia. Lo mette in chiaro il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, dopo che il decreto è stato criticato da molti settori imprenditoriali che chiedono modifiche in sede di conversione.

Il testo, varato lunedì della scorsa settimana con un consiglio dei ministri finito di sera, non è ancora stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale e non è ancora in vigore. Sarebbe in dirittura d’arrivo e – secondo quanto si è appreso – il Quirinale ha già fatto un primo vaglio sulle bozze del decreto inviate dal Governo in attesa dell’arrivo del testo definitivo.

“Il Parlamento deve avere la possibilità di discutere il decreto e di migliorarlo, credo non ci sia bisogno della fiducia ma, lo dico da capo politico del M5s, non arretreremo sulle norme”, afferma Di Maio, sottolineando che migliorare significa aggiungere” e non “annacquare” e dicendosi aperto a emendamenti per “eliminare qualche altra scartoffia burocratica per le imprese o aumentare le pene per le aziende che delocalizzano”.

Inoltre avverte che se nel decreto dovesse essere reintrodotto il voucher “per sfruttare di nuovo la gente” allora “troverà un argine, anzi un muro in cemento armato del Movimento 5 Stelle”. Sul ritorno dei voucher è intervenuto anche il presidente dell’Inps, Tito Boeri, dicendo che possono “essere uno strumento” e spiegando: “Trovo che in Italia quando si riscontra l’abuso dello strumento si abolisce lo strumento anziché intervenire sull’abuso” e “noi avevamo fatto proposte per evitare gli abusi”. Una proposta sui voucher la fa anche Fratelli d’Italia “con due migliorie: da 7,5 a 8,5 euro il netto orario a lavoratore e con trattamento particolare per i lavoratori dell’edilizia”.

Il decreto dignità, il primo del nuovo governo gialloverde, ha ricevuto numerose critiche dal mondo delle imprese, soprattutto per la parte che riguarda la stretta sui contratti a tempo determinato. Ma anche le opposizioni politiche hanno alzato il livello di scontro sul decreto che ormai si identifica col ministro Di Maio. “Andare avanti con questo testo è un azzardo per la nostra economia e per l’occupazione”, afferma il vice capogruppo vicario di Forza Italia al Senato, Lucio Malan, sottolineando che Fi “ha già pronti gli emendamenti”.

E il leader di Fi, Silvio Berlusconi, in una intervista al Corriere domenica aveva bollato il decreto come “un male per le imprese, per i lavoratori, per l’occupazione”. In questo modo aprendo anche un’altra crepa con la Lega di Matteo Salvini, alleata al governo con il M5S, ma storicamente legata al centro-destra. E dunque “Fi lavorerà in Parlamento per stravolgere il testo, a partire dalla reintroduzione dei voucher”, ha detto il capogruppo alla Camera, Mariastella Gelmini. Il Pd parla poi di un decreto in cui “c’è poca dignità e tanta propaganda”.

Nei giorni scorsi il neo segretario del Pd, Maurizio Martina, ha detto che i provvedimenti del decreto “rischiano di peggiorare la situazione” con un “aumento dell’evasione fiscale, un aumento dei contenziosi sul lavoro” mentre non c’è “nessun intervento che dia il segno fondamentale per aumentare il lavoro a tempo indeterminato”. Ma davanti al fuoco aperto dalle opposizioni Di Maio tira diritto.

“Il decreto dignità, che presto arriverà in Parlamento, continua ad essere attaccato da destra e da sinistra con le più fantasiose motivazioni possibili. Questo è il segnale che siamo sulla strada giusta”, afferma il vicepremier. “Non risolve in un colpo i problemi degli italiani, ma è il primo passo che indica la direzione che seguiremo”, sottolinea Di Maio.

(di Alfonso Abagnale/ANSA)