Ministro Savona: “Prepariamoci a tutto, anche a uscita dall’euro”

Il ministro degli Affari Europei Paolo Savona illustra le linee programmatiche del suo dicastero.alle Commissioni Ue di Camera e Senato
Nell'immagine pubblicata sull'account Twitter del Dipartimento Politiche Europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, il ministro degli Affari Europei Paolo Savona. (PROFILO TWITTER DEL DIPARTIMENTO POLITICHE EUROPEE DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI)

ROMA. – L’Italia non ha intenzione di uscire dall’euro ma deve prepararsi anche alle peggiore delle ipotesi: quella che siano “altri a decidere” per noi. Il ministro per gli Affari Europei Paolo Savona, alla sua prima uscita parlamentare, evoca lo spettro del “cigno nero”, dello “choc straordinario” e avverte che occorre “essere pronti a ogni evenienza”.

Così, alle Commissioni Ue riunite di Camera e Senato fornisce l’interpretazione autentica di quel ‘piano B’ che non più di qualche settimana fa gli è costato il ministero dell’Economia e tante polemiche, tanto da fargli dire di essere stato “delegittimato dai media”.

Ma le parole di oggi scatenano nuove polemiche. “Il governo dica la verità: vuole l’uscita dell’Italia dall’Euro? Forza Italia pretende chiarezza. Non permetteremo che si giochi con i risparmi delle famiglie e con gli investimenti delle imprese”, attacca la capogruppo azzurra al Senato Anna Maria Bernini.

“Al di là degli allarmi più o meno giustificati, il ministro Savona e con lui il governo gialloverde pensano di attendere passivamente il cigno nero dell’Italexit o intendono prevenire questa catastrofe affrontando con la necessaria determinazione i nodi strutturali che zavorrano l’economia italiana?”, chiede invece il capogruppo Pd in commissione Bilancio Antonio Misiani.

Savona comunque in Parlamento respinge al mittente le accuse di essere “sovranista”, rivendicando invece il profilo di “trattativista”, ossia la vocazione a “trattare” i dossier sensibili con le istituzioni comunitarie, a partire dalla necessità di una “stretta connessione tra architettura istituzionale dell’Ue e politiche di crescita se si vuole che l’euro sopravviva”.

In contemporanea va affrontato il nodo dei poteri e dello “statuto” della Banca centrale europea, ribadisce Savona, annunciando un prossimo incontro con il governatore Mario Draghi. A deputati e senatori elenca le linee programmatiche della sua azione insieme alla serie di scatole cinesi che quella crescita condizionano. Oltre ai lacci e lacciuoli dell’Ue sull’Italia ci sono quelli – anch’essi da governare – dell’esterno sull’Europa.

“Se alla Bce non vengono affidati compiti pieni sul cambio, ogni azione esterna all’eurozona si riflette sull’euro senza che l’Unione europea abbia gli strumenti per condurre un’azione diretta di contrasto”, sottolinea il ministro.

Le conseguenze sono tanto pericolose quanto evidenti: “L’assenza di pieni poteri della Bce sul cambio causa una situazione in cui la crescita dell’economia dell’eurozona risulta influenzata, se non determinata, da scelte o vicende che accadono fuori dall’Europa”. L’autonomia e la capacità di azione della Bce devono passare per una modifica dello statuto, ribadisce, che deve essere “simile a quello delle principali banche centrali del mondo, dove gli obiettivi di stabilità e di crescita si integrano”.

Sul fronte interno, spiega ancora Savona, è sulla crescita e sul rilancio degli investimenti, “tecnicamente possibile”, che si gioca il “prestigio” del governo. L’esecutivo deve “realizzare i provvedimenti promessi all’elettorato, soprattutto reddito di cittadinanza, flat tax e revisione della legge Fornero”, ma deve anche “tenere conto” delle preoccupazioni dei mercati in relazione alla possibilità che la spesa relativa “causi un aumento del disavanzo di bilancio”.

E all’Europa il ministro manda a dire, senza tanti giri di parole, che “non è vero che l’Italia vive al di sopra delle sue risorse. Viviamo al di sotto delle risorse, e ci viviamo perché esistono i vincoli europei”.

(di Eloisa Gallinaro/ANSA)