Allarme Garante: “Tutti spiati, privacy sotto attacco”

Un hacker in azione di fronte al computer.
Un hacker in azione di fronte al computer.

ROMA. – Fake news, cyberbullismo, eterna memoria della rete, ma anche minacce cibernetiche, algoritmi predittivi, uso massivo dei big data, persuasione occulta, attacchi informatici (oltre 140 al giorno in Italia solo a maggio). Sono fra le questioni aperte nella società digitale, toccate dal presidente dell’Autorità garante per la Protezione dei dati personali Antonello Soro, nella Relazione annuale al Parlamento, pronunciata a Montecitorio, nella Sala della Regina, con in platea anche il presidente della Camera Roberto Fico.

“Siamo soggetti, più di quanto ne siamo consapevoli, a una sorveglianza digitale, in gran parte occulta, prevalentemente a fini commerciali e destinata, fatalmente, ad espandersi anche su altri piani, con effetti dirompenti sotto il profilo sociale” spiega il Garante.

I governi “in ogni angolo del pianeta, hanno sottostimato gli effetti e i rischi di un regime privo di regolamentazione” nel quale i grandi gestori delle piattaforme del web hanno scritto le regole “dando vita all’attuale sistema di oligopoli” aggiunge. Il nuovo quadro giuridico europeo ha il merito “di porre al centro dell’agenda politica le implicazioni del digitale sulla libertà, l’autodeterminazione, l’identità”.

Fra i temi più urgenti c’è quello del data breach: “Nel mese di maggio gli attacchi informatici hanno toccato la soglia di 140 al giorno – dice Soro -. Dal 25 maggio sono aumentate di oltre il 500% le comunicazioni di data breach al Garante, che hanno interessato, assieme a quelli notificati a partire da marzo, oltre 330.000 persone”.

Per questo “abbiamo sollecitato una forte iniziativa, da parte delle diverse istituzioni coinvolte nei processi decisionali relativi all’innovazione tecnologica del Paese, per una verifica puntuale dello stato di sicurezza delle banche dati pubbliche e dei processi in corso di attuazione dell’Agenda digitale”. Il caso recente di Cambridge Analytica è “la punta di un iceberg sicuramente ben più esteso”.

Fra le aree più sensibili quella della comunicazione: “il ruolo del giornalista si carica ulteriormente di responsabilità nel fornire un’informazione corretta e rispettosa dei diritti altrui: un faro da seguire per orientarsi tra le post-verità”. Il buon giornalismo, ribadisce, “è la ricetta migliore per contrastare le fake news”.

Fra le azioni dell’Autorità garante la tutela dei minori vittime di cyberbullismo: nella maggior parte dei casi il contenuto lesivo è stato rimosso, ma “le maggiori criticità che non siamo ancora riusciti a risolvere, ci sono rispetto a siti extraeuropei”. E le vulnerabilità non mancano anche nell’uso degli strumenti digitali in politica: da “una piattaforma già interessata da un data breach”, sottolinea riferendosi a Rousseau, sistema operativo M5S, alle “illiceità riscontrate nell’attività svolta da un partito (il Pd, ndr) a livello nazionale e locale”.

Tra le aree meno rispettose delle regole c’è il telemarketing, dove sono stati accertati “numerosissimi contatti commerciali effettuati in violazione di legge” con “conseguente adozione da parte dell’autorità di provvedimenti correttivi e sanzioni tra le più elevate”.

Nell’ambito delle indagini giudiziarie, Soro definisce “un’occasione mancata” dal Parlamento l’omessa modifica della disciplina sulla conservazione, per fini di giustizia, dei dati di traffico telefonico e telematico, ma ritiene ci siano “innovazioni importanti” nel decreto legislativo in materia di intercettazioni.

Costante è stata anche l’attenzione dell’Autorità al trattamento dei dati nella Sanità: “Significativi in tal senso alcuni data breach – che hanno talora reso possibile visualizzare le prestazioni mediche di altri assistiti rispetto ai quali siamo intervenuti con provvedimenti prescrittivi e sanzionatori”.

Ma come possiamo difenderci da questo assedio alla nostra privacy? “Come cittadini dobbiamo tutti farci carico di accrescere il livello di consapevolezza, dei nuovi confini della libertà e dei rischi che esistono nella società digitale – spiega poi a margine dell’incontro -. Conoscendo tutto questo meglio, saremo più prudenti, anche nell’uso delle informazioni che consegneremo alla rete”.

(di Francesca Pierleoni/ANSA)