Haftar cede i terminal, riprende l’export del greggio dalla Libia

Militari libici di guardia all'impianto petrolifero di Ras Lanuf
L'impianto petrolifero di Ras Lanuf. EPA/KHALED EL FIQI

IL CAIRO. – Il battagliero generale Khalifa Haftar stavolta ha ceduto: messo sotto pressione a livello internazionale, l’uomo forte della Cirenaica ha restituito quattro terminal petroliferi dell’est alla Compagnia nazionale insediata a Tripoli e ha rinunciato a un velleitario tentativo di mettersi a vendere greggio da Bengasi praticamente di contrabbando anche al fine di estorcere nomine in posti-chiave dell’amministrazione libica.

Si é trattato di uno sviluppo che l’Italia, attraverso le parole del ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, ha definito “importante passo nella giusta direzione”. Lo stop a un potenziale avvitamento della crisi libica verso una spaccatura del Paese é stato annunciato dalla Compagnia petrolifera nazionale (Noc) evocando “lo stato di forza maggiore nei porti di Ras Lanuf, Es Sider, Hariga e Zuetina”.

La svolta é venuta dopo la riconsegna dei terminal che erano stati bloccati da Haftar il mese scorso in seguito alla loro occupazione per una settimana da parte di una milizia ribelle, quella di Ibrahim Jadhran. L’export é ripreso immediatamente e una petroliera, bloccata per due settimane al largo, ha potuto caricare un milione di barili di greggio.

Le quotazioni del Brent sono subito scese del 2% anche per un nuovo affondo sui dazi dell’amministrazione Usa: del resto la chiusura dei terminal aveva più che dimezzato la produzione libica a 527 mila barili rispetto agli 1,28 milioni di febbraio, con mancati introiti per 67,4 milioni di dollari al giorno. Nel fare l’annuncio, la Noc ha elogiato il fatto che Haftar “abbia messo avanti a tutto l’interesse nazionale” e anche Moavero Milanesi ha espresso “grande apprezzamento per l’auspicato gesto di responsabilità”.

Il generale, secondo di indiscrezioni rilanciate da Al Jazeera “ha ceduto alle richieste della comunità internazionale” e “in particolare di Stati Uniti, Francia e Italia” che avrebbero chiesto un passo indietro “senza condizioni”. Del resto, sul petrolio libico, come ha ricordato un analista, incombe una sorta di embargo a rischio di sanzioni dato che una risoluzione Onu attribuisce alla Noc il compito di raccogliere i proventi della vendita e girarli alla Banca centrale libica (Bcl), che poi alimenta le altre istituzioni sia dell’ovest che dell’est del Paese.

Haftar, come emerge obliquamente da dichiarazioni del suo Comando centrale, con la leva dei terminal bloccati stava puntando a far cambiare i vertici proprio di Noc e Bcl ma dalla Compagnia petrolifera aveva ottenuto solo la promessa di un “vero dibattito nazionale sulla distribuzione dei proventi del petrolio”, la “radice della recente crisi”.

Il portavoce del premier Fayez Al Sarraj, Mohammed El Sallak, ha annunciato che proprio martedì é stato inviato un “messaggio” all’Onu per chiedere la formazione immediata di una “commissione internazionale tecnica” sotto la supervisione delle Nazioni Unite che riveda la ripartizione delle risorse fra la parte ovest e quella est controllata da Haftar.

(di Rodolfo Calò/ANSA)