Sul dialogo con M5s si infiamma il confronto nel Pd

Matteo Orfini e Maurizio Martina, seduti al tavolo di presidenza in conversazione.
Matteo Orfini (S) e Maurizio Martina, rispettivamente presidente e segretario del Partito Democratico, durante l'assemblea nazionale del Partito Democratico, Roma, 7 luglio 2018. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

ROMA. – Se e ‘quanto’ dialogare con i Cinque stelle. Sarà uno dei temi al centro del congresso Pd. Ma già divide profondamente i Dem. Basta una bozza del decreto dignità. Basta un’apertura della minoranza a valutare le norme sul lavoro. E scoppia un putiferio: i renziani alzano un muro di “no”. Perché la faccenda non si ingrossi, Maurizio Martina dal Nazareno tira il freno: “Non penso quel decreto sia votabile”, afferma.

Ma intanto le parole di Graziano Delrio, renziano “eretico”, portano in primo piano il tema vero: “Con i 5 Stelle il dialogo ci potrebbero essere, se non si schiacciano sulla Lega”, dice Delrio, tra lo stupore degli ‘ultra renziani’. La linea del dialogo con Di Maio & co. è stato lo spartiacque nei mesi della formazione del governo.

Renzi ne ha teorizzato l’impossibilità, Gentiloni, Franceschini e Zingaretti sostengono che un tentativo andasse fatto. E promette di diventare un tema tanto cruciale che tra le fila renziane c’è chi non esclude che diventi la faglia che porta alla scissione. Di sicuro, spiazza i sostenitori dell’ex segretario il fatto che a teorizzarlo sia proprio Delrio, che Renzi avrebbe voluto schierare – ma lui continua a dir di no – contro Zingaretti al congresso. Perciò in queste ore nell’area renziana (dove non viene accantonata la suggestione di candidare Marco Minniti) avanza il nome di puntare su un altro governatore, Stefano Bonaccini.

Il governatore del Lazio, unico candidato ad oggi in campo per la segreteria, va intanto avanti per la sua strada. Portando avanti l’idea che ci si debba confrontare con l’ala sinistra del M5s. Tenere ‘dentro’ tutti, superando le correnti, e dialogare ‘fuori’, è l’idea di Zingaretti. Che martedì ha avuto un breve colloquio con Matteo Renzi, incontrato per caso, e lancia un messaggio anche a Carlo Calenda: “Le sue preoccupazioni sul Pd sono condivisibili. Il rischio della palude c’è. Dobbiamo cambiare tutto, a Carlo dico: proviamoci. Con spirito unitario”.

Ma sul dialogo con i Cinque stelle Calenda, come Renzi, ha idee diverse da quelle del governatore. “Sarebbe un errore mortale: andare dai 5S con il cappello in mano sarebbe incomprensibile e indecoroso”, twitta l’ex ministro chiedendo al Pd di smentire le aperture di orlandiani ed “emiliani”.

I renziani alzano barricate: Andrea Marcucci annuncia opposizione “nettissima” al provvedimento, Maria Elena Boschi definisce “assurda” e “contro la storia del Pd” votarlo, Matteo Orfini afferma che bisogna finirla con “manovre di palazzo o soliti giochi al massacro in vista del congresso”.

Il ‘moderato’ Lorenzo Guerini, come Delrio, boccia con nettezza il decreto ma – nella logica di un’opposizione non pregiudiziale – afferma che andranno lette e valutate norme come quelle sulla reintroduzione della causale nei contratti a termine. Sono norme che, come il possibile ritorno dei voucher, accendono il dibattito tra i Dem: lo dimostra l’animato dibattito tra senatori Pd nella riunione che si tiene prima dell’audizione di Di Maio in commissione.

Martina intanto lavora alla segreteria del partito. La vorrebbe composta da metà uomini e metà donne, con innesti significativi di esponenti del territorio e della società civile. Ci saranno Teresa Bellanova, per l’area renziana, la franceschiniana Marina Sereni e probabilmente Gianni Cuperlo.

(di Serenella Mattera/ANSA)