Mirabelli, presidente emerito della Corte costituzionale: “Atto simbolico, ci saranno ricorsi”

Un primo piano di Cesare Mirabelli in toga.
Il presidente emerito della Corte costituzionale Cesare Mirabelli.

ROMA. – “Sono perplesso, mi pare più un’enunciazione di immagine che non tocca la sostanza dei grandi problemi che abbiamo davanti. E’ qualcosa di simbolico, basta vedere i numeri, destinato a colpire solo una categoria”. Così dice il presidente emerito della Corte costituzionale Cesare Mirabelli a proposito del taglio dei vitalizi. E si dice certo che “ci saranno ricorsi”.

“Chi si sente leso da questa serie di provvedimenti esercita un suo diritto costituzionale a tutela dei propri diritti spiega Mirabelli- i membri del Parlamento ricevono un’ indennità stabilita dalla legge, per evitare che a fare politica siano solo i possidenti, solo chi se lo può permettere. A fronte di pochi e isolati casi nei quali si ravvisa un evidente squilibrio, per molti si tratta di un’attività svolta con dignità e onore e rimettere le mani in tasca a chi ha avuto un determinato trattamento può apparire popolare ma ingiusto”.

Per il presidente emerito della Consulta sarebbe stato più giusto “di fronte a un’esigenza generale rilevante su trattamenti che appaiono privilegiati, approntare un contributo di solidarietà che impone un onere e non tocca un diritto”.

Inoltre, sottolinea Mirabelli, “il vitalizio non esiste più, è stato abrogato dalla Camera e dal Senato, sopravvive per coloro che hanno determinati mandati, ma è un fatto che non rileva”. Altro problema è l’applicazione retroattiva del provvedimento: “Si può togliere una prestazione che è già stata attribuita? Una volta liquidato un trattamento è possibile modificare le regole e quindi sottrarre la prestazione alla quale ormai si ha avuto diritto? Se vi è una situazione economica generale che impone questo a tutte le categorie, è possibile”.

Mirabelli si interroga anche sul modus con cui si è arrivati al taglio. “Se lo fa l’ufficio di presidenza della Camera e non lo fa il Senato si ha una palese disparità di trattamento, ed inoltre su un provvedimento così complesso dovrebbe essere la legge a provvedere e non un organismo interno a un ramo del Parlamento, addirittura senza una deliberazione dell’assemblea”, conclude Mirabelli.

(di Simona Tagliaventi/ANSA)