Diciotti: Mattarella chiama Conte, si sblocca lo sbarco

Migranti sbarcano a Trapani, sulla passerella della nave Diciotti.
Lo sbarco dei migranti a Trapani

TRAPANI. – L’asse Quirinale-Palazzo Chigi accelera lo sblocco dello sbarco dei 67 migranti arrivati a Trapani su nave Diciotti, dopo un salvataggio con un ‘giallo’ giuridico del rimorchiatore Vos Thalassa. E’ il premier Conte ad annunciare in serata la svolta: “Sta per iniziare lo sbarco dei migranti che sono a bordo della nave Diciotti”.

“Sono state completate – spiega- le procedure di identificazione delle persone che erano a bordo, con particolare riguardo a quelle a cui risulterebbero imputabili le condotte che configurano ipotesi di reato”.

Un intervento che crea “stupore” al Viminale per gli interventi di Mattarella e “rammarico” per la scelta della Procura sulla Diciotti. Ma è lo stesso ministro a confermare che “spera lo sbarco possa avvenire in nottata”. Il “rammarico” è perché non sono state sposate le tesi della polizia e non ci sono stati arresti, ma due indagati in stato di libertà per violenza privata aggravata.

La posizione di Salvini, che pretende chiarezza sulla vicenda, era stata dura: “O hanno mentito gli armatori denunciando aggressioni che non ci sono state e allora devono pagare, o l’aggressione c’è stata e allora i responsabili devono andare in galera”. Poi, in serata, un tweet per sottolineare l’esito della vicenda: “”Nave Diciotti, due indagati, scafisti individuati, tutti fermati e interrogati. È finita la pacchia!”, dice il ministro dell’Interno.

Gli ultimi sviluppi della Nave ferma in porto hanno spinto il Capo dello Stato a intervenire personalmente nel pomeriggio – rendono noto fonti di governo – chiamando il premier Giuseppe Conte. Due potenziali colpevoli su quanto accaduto sul rimorchiatore Vos Thalassa, che ha soccorso 67 migranti, la Procura di Trapani li ha individuati: sono dei profughi, Ibrahim Bushara, sudanese, e Hamid Ibrahim, ganese, che, su indagini dello Sco, della squadra mobile e del Nucleo speciale intervento del Comando generale della Guardia Costiera, sono stati indagati in stato di libertà per concorso in violenza privata continuata ed aggravata in danno del comandante e dell’equipaggio del rimorchiatore. Reato che non prevede l’arresto.

Le accuse di impossessamento di nave e minacce ipotizzate dalla polizia non sono state ritenute contestabili dai Pm. In ogni caso, l’attività di polizia giudiziaria non è ancora terminata e, presumibilmente, continuerà tutta la notte. Per completare le indagini è previsto che vengano sentiti tutti i 67 migranti su nave Diciotti, due in qualità di indagati e gli altri come testimoni.

Per questo, annuncia il premier, “nei prossimi giorni proseguiranno gli accertamenti, a cura della Polizia di Stato, con assunzione delle informazioni testimoniali di tutte le persone che sono state trasportate”. Secondo quanto si apprende il procuratore Alfredo Morvillo al momento non sta valutando l’adozione di alcun provvedimento cautelare, ma ha delegato alla polizia “approfondimenti investigativi in merito alla sussistenza di eventuali ulteriori reati”.

Serviranno a capire cosa è accaduto veramente sul rimorchiatore Vos Tahalassa che ha soccorso 67 migranti la sera del 9 luglio. L’equipaggio sarebbe stato minacciato e circondato dai profughi per evitare che li riportassero in Libia, invece di fare rotta per il nord del Mediterraneo. Ma per la Procura di Trapani non c’è stata alcuna aggressione né impossessamento della nave, come era stato ipotizzato in un primo momento.

Ci sarebbe forse stata una sopravalutazione del pericolo reale?. Sarà l’inchiesta a chiarire anche questo. Le “indagini vanno avanti, nessuno minacci i nostri lavoratori – dice il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli – se il pericolo paventato a bordo della Vos Thalassa non corrispondesse al vero, lo dirà la magistratura”.

Sulla ricostruzione si registrano dichiarazioni non univoche dei vertici della Vroon, società olandese proprietaria della Vos Thalassa che lavora nel servizio di sorveglianza di una piattaforma petrolifera Total. Dice il portavoce Cristiano Vattuone a ‘La Verità’: “Nessuna insurrezione a bordo, la situazione è stata ingigantita dai giornali, non c’è stato nessun ammutinamento e nessuno è stato pestato”.

In una intervista al Secolo XIX Christopher Savoye, responsabile Affari legali del gruppo dice: “Non abbiamo chiesto di entrare in porti italiani, non siamo trafficanti e abbiamo virato a nord dopo che l’equipaggio ha subito minacce dai migranti”.

Le minacce, ci sarebbero state, bisogna capire quanto reali e immanenti siano state recepite dal comandante e dall’equipaggio o enfatizzate. La Procura di Trapani contesta la violenza privata continuata ed aggravata, che non prevede l’arresto.

Le organizzazioni umanitarie presenti al molo di Trapani (Intersos, Medici Senza Frontiere, Oim, Save the Children, Unicef e Unhcr) esprimono “profonda preoccupazione” e chiedono di “agevolare urgentemente le operazioni di sbarco”. Dal Viminale si apprende che i minorenni a bordo della Diciotti non hanno problemi di salute: a bordo è salito un medico che ha accertato l’assenza di emergenze sanitarie.

Il ‘blocco’ della nave, che aveva ‘rischiato’ di rimanere a lungo in mare, è stato ‘rimosso’ dal Mit che ha autorizzato il suo arrivo a Trapani. Salvini ha negato contrasti con i M5s, “mai andati così d’accordo”, e col collega di governo Danilo Toninelli, “ci vado d’amore e d’accordo” e “ci siamo messaggiati”.

La nave è rimasta a lungo in rada. Al suo ingresso in porto è stata accolta da un presidio antirazzista, che hanno scandito ad alta voce lo slogan ‘Restiamo umani, siamo tutti clandestini…”, nell’indifferenza però della città.

(di Mimmo Trovato/ANSA)