Powell: “Economia Usa in salute, ma rischio dazi”

Il presidente della Fed Jerome Powell parla dal podio durante una conferenza.
Il presidente della Fed Jerome Powell

NEW YORK. – L’economia americana è in uno stato di salute ”molto buono” ma i dazi sono un rischio: ”se alti per un periodo prolungato possono avere effetti negativi”. L’avvertimento è del presidente della Fed Jerome Powell nella sua prima intervista radiofonica da quando ha assunto l’incarico.

Ai microfoni di Marketplace, Powell difende l’indipendenza della Fed dalla interferenze politiche e la sua azione. E assicura da parte sua la maggiore trasparenza possibile, soprattutto nei confronti dei consumatori che si impegna a difendere a spada tratta.

Powell si dice soddisfatto dei risultati ottenuti con gli aumenti graduali dei tassi di interesse. Se il costo del denaro è lasciato troppo basso per troppo tempo il rischio – spiega – è un’inflazione alta e delle bolle. ”Se ci muoviamo troppo rapidamente, potremmo spingere l’economia in recessione o causare un mancato ritorno dell’inflazione al 2%” mette in evidenza.

E proprio sull’inflazione, pur mostrandosi ottimista, è cauto: ”sta gradualmente salendo e ha appena toccato il 2%. Siamo molto vicini al nostro target, ma non lo abbiamo ancora pienamente centrato. Non cantiamo vittoria”. Parole che arrivano nel giorno in cui i dati sull’andamento dei prezzi al consumo mostrano a giugno un balzo tendenziale del 2,9%, ai massimi dal 2012. Un aumento che lascia intravedere un nuovo rialzo dei tassi di interesse, probabilmente già in settembre.

A rassicurare Powell è l’economia, che sta bene e riceverà una spinta ”significativa” dal taglio delle tasse approvato e dall’aumento della spesa. Per ora come effetto immediato la riforma delle tasse di Donald Trump ha avuto come risultato quello di far lievitare il deficit federale, schizzato nei primi nove mesi dell’esercizio fiscale del 16% a 607 miliardi di dollari.

”Dormo sonni tranquilli” sull’economia, dice Powell. In un quadro sostanzialmente positivo ci sono però alcuni nei, quali i salari che crescono lentamente e i conti pubblici, che sono su una ”traiettoria insostenibile”.