Ministro Savona indagato. Di Maio: “Sapevamo, atto dovuto”

Ministro Savona camminando e guardando il telefonino.
Ministro Savona indagato

CAMPOBASSO.- Il ministro degli Affari Europei, Paolo Savona, è indagato dalla Procura di Campobasso insieme ad altre 22 persone, tra cui diversi nomi eccellenti della finanza italiana molti dei quali ex vertici della Banca di Roma, ora Unicredit. L’indagine parte da una denuncia su una presunta usura bancaria che si sarebbe concretizzata tra il 2002 e il 2013 ai danni di una società, la Engineering srl, impresa che ha realizzato parchi eolici in Molise, Puglia e nella provincia di Benevento.

Nella lista degli indagati compaiono anche Alessandro Profumo, oggi amministratore delegato di Leonardo, e Fabio Gallia, ad e dg di Cassa Depositi e Prestiti, in uscita. Ma anche diversi direttori di filiali.

Come esce la notizia dell’indagine su Savona scoppia il caso politico, anche se i due vicepremier e azionisti di maggioranza del governo fanno quadrato sul ministro e respingono qualsiasi richiesta di dimissioni. “È un atto dovuto nei suoi confronti quando era all’Unicredit: detto questo, come sempre, se conoscevamo già un’indagine e abbiamo scelto Savona, si va avanti”, afferma Luigi Di Maio.

“Spero che la giustizia faccia velocemente il suo corso perché penso che Paolo Savona sia una delle persone più pulite, corrette e oneste di questo Paese”, sottolinea Matteo Salvini.

Dal Pd Matteo Renzi si dice “garantista” e scrive su Twitter: “Il ministro Savona, indagato, non deve dimettersi. Ma proprio per questo dico ad alta voce che Di Maio e i suoi devono vergognarsi. Per anni hanno massacrato persone e famiglie in nome di un giustizialismo vergognoso. Adesso usano la #doppiamorale”.

E Walter Verini chiede come Di Maio abbia saputo dell’indagine. “Dimissioni in cinque minuti”, dice Valentina Castaldini di Alternativa Popolare, mentre per Gianfranco Librandi (Pd), “Savona dovrebbe dimettersi per incompatibilità della sua figura con le idee e le iniziative annunciate dal capo politico del M5s”. Fuori dal coro il deputato di LeU, Stefano Fassina che giudica la richiesta di dimissioni “strumentale e ridicola”. “Garantista sempre” il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani.

Intanto fonti vicine al ministro chiariscono che “non aveva competenza sui tassi di interesse” e, da Campobasso, il procuratore capo, Nicola D’Angelo, sottolinea che la richiesta di proroga indagini è “un atto dovuto” a “garanzia degli indagati” e che “sono necessarie consulenze approfondite”. Di “atto dovuto” parla anche il legale che assiste l’azienda da cui è partita la denuncia, Luigi Iosa, in quanto, spiega “la Cassazione penale impone di indagare i vertici della banche per via del loro ruolo di controllo e garanzia”.

E proprio la richiesta di “accertare le responsabilità gerarchiche esecutive e di controllo” è al centro delle 21 pagine di denuncia depositata dall’avvocato Iosa in qualità di legale di Giuseppe Domenico Montagano e Gaetano Carrozza, legali rappresentanti e liquidatori della Engineering srl.

Gli altri indagati sono Federico Ghizzoni, ex numero uno di Unicredit; l’ex sindaco di Ravenna ed ex presidente di Unicredit Aristide Canosani; Franco Bellei, tra i vertici di Banca di Roma e poi Unicredit; Cesare Farsetti, del Cda della Banca agricola e commerciale; Luca Majocchi, ex Unicredit – Pagine gialle – Spencer Stuart; Roberto Nicastro; Gabriele Piccini; Edoardo Massaglia; Paolo Fiorentino; Alessandro Cataldo; Giovanni Chelo; Dieter Rampl; Giuseppe Vita; Francesco Antonio Ricci; Antonio Ciarallo; Adolfo Toti; Vincenzo De Peppo; Giuseppe D’Onofrio; Nicolangelo Testa; Rosario Spatafora.

La denuncia è stata presentata a giugno 2017. L’iscrizione dei 23 indagati è del 19 gennaio scorso. Ieri la richiesta di proroga di sei mesi da parte del Pm, Rossana Venditti, in quanto scaduti i sei mesi e non essendo terminate le indagini preliminari.

(di Elisabetta Guidobaldi/ANSA)

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