Bufera sull’addio di Ozil, allarme razzismo in Germania

Mesut Ozil e il presidente della Turchia Erdogan mostrano la maglietta del giocatore dell'Arsenal.
Mesut Ozil e il presidente della Turchia Erdogan mostrano la maglietta del giocatore dell'Arsenal.

ISTANBUL. – “Sono tedesco quando vinco, ma un immigrato quando perdo”. È un caso politico l’addio di Mesut Ozil alla nazionale tedesca dopo la clamorosa eliminazione al Mondiale in Russia. Il lungo comunicato con cui il 29enne calciatore dell’Arsenal ha rotto il silenzio dopo settimane di critiche, accusando di “razzismo” la stessa Federcalcio di Berlino (Dfb), sta scatenando nel Paese un vespaio di polemiche, mentre dalla Turchia – Paese d’origine della famiglia di Ozil – piovono applausi per uno strappo definito dallo stesso governo di Ankara come “il suo gol più bello”.

“La cancelliera stima molto Mesut Ozil come giocatore e ha apprezzato le sue prestazioni nella nazionale di calcio. Detto questo, le sue decisioni devono essere rispettate e non commentiamo le sue dichiarazioni”, ha detto oggi la portavoce di Angela Merkel, aggiungendo che “la Germania è un paese aperto al mondo e lo sport ha un ruolo importante nell’integrazione”.

Ma la polemica infuria. Secondo la ministra della Giustizia, Katarina Barley, “è un segno d’allarme quando un grande calciatore tedesco come Mesut Ozil non vuole più giocare nel suo Paese per il razzismo e non si sente più rappresentato dalla Federcalcio tedesca”. E in serata è giunta anche la replica della Dfb: “Respingiamo totalmente l’accusa che la Federcalcio tedesca sia collegata con il razzismo. Ci dispiace che Mesut abbia avuto la sensazione di non essere stato abbastanza difeso in quanto vittima di slogan razzisti, come lo è stato Jerome Boateng”.

E mentre la destra anti-immigrati continua a prendere di mira il giocatore, il Consiglio centrale dei musulmani di Germania rilancia parlando di “una cesura allarmante per lo stato dell’integrazione” nel Paese. La polemica ha già superato i confini e rischia di accendere anche lo scontro diplomatico.

“Ho due cuori, uno tedesco e uno turco”, aveva spiegato il campione del mondo del 2014, replicando ai duri attacchi ricevuti per la foto con Recep Tayyip Erdogan alla vigilia del Mondiale insieme all’ex compagno di nazionale, anch’egli di origine turca, Ilkay Gundogan: “Per me avere una foto con il presidente non aveva a che fare con la politica o con le elezioni, era un segno di rispetto verso l’ufficio più alto del Paese di provenienza della mia famiglia”.

E proprio da Ankara giunge un plauso al calciatore. “Ha segnato il gol più bello contro il virus del fascismo”, ha twittato il ministro della Giustizia, Abdulhamit Gul, mentre il responsabile degli Esteri Mevlut Cavusoglu ha persino chiamato Ozil per esprimergli il suo sostegno. E intanto, nel villaggio sul mar Nero da cui proviene la famiglia del giocatore, dove gli era già stata dedicata la strada principale, la sua gigantografia con la maglia della Germania sarà presto sostituita dall’ormai celebre foto in cui regala sorridente a Erdogan la sua 11 dell’Arsenal.

(di Cristoforo Spinella/ANSA)