Il “Fattore S”: Matteo Salvini e la sua comunicazione totale

Matteo Salvini durante una conferenza a Milano.
Matteo Salvini durante una conferenza a Milano. (ANSA / MATTEO BAZZI)

La comunicazione è sempre stata un elemento chiave nella politica e la sua evoluzione ha determinato dei passaggi storici tra le varie forme di Governo. Basti pensare ai grandi comunicatori del passato, che attraverso il vigore dei loro toni e delle loro parole hanno ammaliato “folle oceaniche”. A questo proposito come non citare F.D. Roosevelt che con i suoi “discorsi al caminetto” ha accompagnato la popolazione statunitense tra le intemperie della II Guerra Mondiale; Benito Mussolini che con la sua mimica facciale e la sua terminologia forte ed aggressiva ha conquistato il popolo italiano conducendolo, purtroppo, in quella pagina nera della storia italiana che noi tutti vogliamo dimenticare.

In tempi moderni, invece, lo scettro di miglior comunicatore se lo son contesi uomini  come Silvio Berlusconi che ha rivoluzionato la comunicazione politica italiana attraverso la sua presenza fissa in televisione e il suo linguaggio continuamente provocatorio e accusatorio, e Matteo Renzi, uomo dalla grande verveespositiva e dal carisma inimitabile.

Al giorno d’oggi, invece, soprattutto dopo le elezioni del 4 Marzo che hanno consegnato (dopo varie peripezie di cui noi tutti siamo testimoni) “le chiavi di governo” al Presidente Conte e ai suoi collaboratori, un altro uomo si erge ad abile comunicatore, arrivando addirittura a rivoluzionare dall’interno i canoni su cui si svolge la discussione politica. Sto parlando di Matteo Salvini, segretario della Lega, Vice Presidente del Consiglio (assieme a Di Maio) e Ministro dell’Interno.

Matteo Salvini, milanese doc, rappresenta il punto di arrivo di un processo di personalizzazione della politica inaugurato con Silvio Berlusconi nel 1994 e proseguito con Matteo Renzi. Questo processo consiste nel far corrispondere la figura del partito con quella del proprio capo (in questo caso La Lega con Salvini). Ma, con quest’ultimo, ci troviamo di fronte ad un’ulteriore evoluzione del “fare politica”: Salvini, con il suo modo diretto e il suo linguaggio semplice ha ridotto notevolmente la distanza elettori-eletto, guadagnandosi la fiducia della maggior parte degli italiani che vedono in lui qualcosa di diverso rispetto al classico politico in doppiopetto e cravatta.

In poche parole l’attuale scena politica italiana si trova divisa in due blocchi: da un lato la sinistra e la destra del “vecchio regime” (PD e FI), rappresentanti (a detta di Salvini e co.) la vecchia borghesia e i banchieri, e dall’altro lato invece Lega e Movimento Cinque Stelle, che rappresentano la Politica 2.0 con democrazia digitale e comunicazione immediata. Una scena, però, che potrebbe subire capovolgimenti continuie che rendono l’Italia una democrazia “a basso rendimento”, sempre più simile alle democrazie dell’Europa Orientale.

Ma in cosa consiste questo “fattore S”? Di cosa si compone questo tipo di comunicazione immediata, diretta, pungente attuato dal leader Matteo Salvini?

Il fattore Salvini, si compone di diversi ingranaggi, primo su tutti la scelta dei temi e degli argomenti.

Le settimane precedenti sono state cruciali a causa delle elezioni amministrative e regionali, delle polemiche dovute all’immigrazione clandestina messe in piedi dalla Francia, Malta e Spagna contro la decisione del Governo Conte di chiudere i porti. Beh, qui l’abilità di Salvini si è messa in mostra attraverso un “botta e risposta” sia con i media che con gli stessi politicanti dei Paesi suddetti. Come emerge da alcune indagini della stampa nazionale, il Ministro durante queste settimane ha toccato una pluralità di aree tematiche che vanno dall’economia (la flat tax e il congelamento dell’aumento dell IVA) all’agricoltura (con le dichiarazioni a favore del Made in Italy), all’immigrazione e sicurezza (la vicenda della nave Acquarius e le pistole elettriche alla polizia), alla demografia (il censimento rom), alla sanità (obbligo dei vaccini) e all’Europa (scontro con la Francia). Come si evince da questi “dati”, il Ministro dell’Interno si è espresso su una pluralità di vicende, tra cui alcune non di sua competenza, trasmettendo il suo messaggio e aumentando il consenso elettorale al Governo, ma soprattutto alla Lega e al suo leader.

Ma non è tutto, le sue risposte e i suoi messaggi vengono accolti con grande fervore popolare a causa del suo linguaggio semplice e aggressivo, alla portata di tutti. Un linguaggio che riesce a toccare gli elettori e a fargli guardare con favore la causa salviniana.

La narrazione del Ministro dell’interno non si limita alla sua carica, come già sottolineato nel paragrafo precedente, ma abbraccia anche altre mansioni che vanno da quelle da “premier de facto” con esternazioni in campo economico e internazionale alla difesa dei vaccini (da Ministro della Salute), per poi ritornare per un attimo leader leghista con la perpetua polemica con gli altri avversari politici.

Risulta decisiva, e questa non è una sua novità, la scelta degli strumenti con cui comunicare con gli elettori in modo immediato. Di “invenzione” americana (Obama, elezioni 2008), la Politica 2.0, predilige l’uso smodato dei social network come Twitter Facebook per una comunicazione semplice e diretta. Salvini, che conta più di 3 milioni di follower tra i due social, utilizza questi strumenti generando un grande flusso di informazioni, costante, teso ad informare gli elettori della sua giornata tipo al “servizio degli italiani” . Dati di vari istituti statistici nostrani contano una media di 22 post al giorno tra Twitter e Facebook, tra cui dirette, eventi e video che servono a cementare il suo rapporto con gli elettori.

Il continuo attacco dei media e degli avversari politici ha trasformato Salvini quasi in un brand, in barba a chi lo sottovalutava prima del 4 Marzo. E la narrazione del leghista si muove con una sottile strategia, scientifica, mirata all’occupazione comunicativa di tutti i ruoli e i campi tematici. E tale sottile modo di fare ha trasformato Salvini in un vero e proprio Ministro plenipotenziario, il quale ripete in modo martellante gli stessi temi che sono diventati una sorta dileit motiv (motivo conduttore) in grado di condizionare l’agenda dei suoi avversari e dei media (immigrazione, fla tax, rom).

Nonostante la delicatezza di alcuni argomenti, come quello dell’immigrazione e della differenza tra clandestino e profugo, la linea del Ministro si dimostra dura e decisa, certe volte incurante delle conseguenze che tali posizioni possono avere a livello internazionale e sull’opinione pubblica (come poi accaduto con la Francia).

Ma a cosa si deve tale spregiudicatezza da parte del Ministro Salvini? Domanda dalla risposta più che ovvia… dall’appoggio degli elettori.

Infatti, le iniziative, le esternazioni e le azioni stesse del Leader del Carroccio sono apprezzate dalla maggioranza degli italiani, per di più trasversalmente dal punto di vista dell’appartenenza politica.

Questa, che i giornalisti definiscono “comunicazione totale”, ha avuto delle conseguenze anche sui media sull’opposizione di Governo. Infatti, Salvini ha sostituito i media nella discussione degli argomenti, nel senso che ad oggi vengono trattati sui giornali e all’interno delle televisioni, i temi su cui Salvini si esprime. E la conseguenza di ciò è la trasformazione dell’agenda“setting”, come viene chiamata l’agenda redatta dai media contenente gli argomenti di grido, in agenda della percezione. I temi che gli italiani avvertono come più attuali sono quelli su cui il ministro si concentra in modo maggiore e per ora sono: profughi, sicurezza e rom. Altri temi, come l’economia, il lavoro e le infrastrutture rimangono sullo sfondo perché in questo momento prevale l’agenda della percezione di Salvini.

Il modello comunicativo di Salvini può essere etichettato come un metodo multilivello che si muove sia sul piano istituzionale che politico. Questo metodo è reso riconoscibile da una chiara identità, nello stile e nella voce, entrambi peculiari rispetto agli attori politici della scena mediatica.

Inoltre, ci sono pochi dubbi sul fatto che l’aumento e il recente sorpasso della Lega sui Cinque Stelle nella “guerra dei consensi elettorali”, sia dovuto principalmente a questa abilità comunicativa.

Infine, vale la pena sottolineare che un consenso così vasto non è detto che si possa tradurre, perennemente, in sicurezza governativa. Poiché la storia ci insegna che la popolarità, soprattutto politica, è volubile. In assenza di provvedimenti concreti e, soprattutto con l’avvicinarsi dei “100 giorni” di Governo in cui si traccia un primo resoconto, tale popolarità potrebbe subire dei bruschi rovesciamenti trasformando l’acclamazione popolare, di cui Salvini gode, in una disapprovazione unanime.

Donatello D’Andrea