La tragedia in Indonesia, 350 morti e 165mila senza casa

Scena di distruzione in Indonesia: solo mattoni sparsi quel che resta di una casa.
Si aggrava bilancio del sisma, 1.500 feriti e difficili soccorsi

BANGKOK. – Si cercano altri sopravvissuti, ma a tre giorni dal terremoto nel nord dell’isola di Lombok, a salire è solo il conto delle vittime. Sul quanto, c’è confusione tra le stesse autorità: l’agenzia statale Antara ha parlato di 347 morti, altre fonti ufficiali persino di 381, ma in serata l’Agenzia nazionale per la gestione dei disastri ha confermato la cifra, che solo oggi ha rivisto al rialzo, di 131 persone che hanno perso la vita. Precisando comunque di aspettarsi, in ogni caso, che il drammatico bilancio salga ancora.

Il terzo giorno di ricerche di superstiti ha portato a una drastica revisione verso l’alto anche del numero di feriti e di sfollati. I primi sono almeno 1.447, mentre in 165mila – l’80 per cento della popolazione – hanno perso la casa, completamente distrutta o comunque resa inabitabile e a rischio di crollo nel caso di nuove scosse. La cifra delle strutture messe fuori uso è salita a 42mila, dalle 13mila di ieri.

Le squadre di soccorso hanno faticato a farsi largo tra i detriti, ma c’è un certo ritardo anche nella distribuzione degli aiuti necessari. Il governo ha inviato oggi 200 camion per consegnare cibo e acqua potabile, mentre dall’esercito sono arrivati cinque aerei con medicine, coperte, tende e cisterne. Molti residenti finora hanno dovuto affidarsi a donazioni e al sostegno delle Ong presenti sul posto, specie per un riparo.

Gran parte dei turisti se ne sono, invece, andati. Secondo il governo, circa 4mila stranieri sono stati evacuati dalle isole Gili, poco distanti dalla costa nord-occidentale di Lombok, dopo che fin da lunedì mattina le poche barche mandate a caricare turisti e residenti erano state prese d’assalto in un’atmosfera di ressa per il timore di tsunami.

L’aeroporto di Lombok funziona regolarmente e rimane aperto anche di notte, con una frequenza di voli accresciuta per permettere una ripartenza anticipata a tutti i visitatori che lo desiderano. Per l’economia dell’arcipelago, al picco stagionale degli arrivi turistici, il terremoto è stato un colpo durissimo.

Per adesso non resta altro che continuare le ricerche dei sopravvissuti, ma dopo l’uomo salvato ieri dalle macerie di una moschea oggi non se ne sono trovati altri. I numeri contrastanti di vittime forniti dalle autorità si spiegano con la disorganizzazione ma anche con possibili doppi conteggi, anche perché molti indonesiani usano nomi multipli e le famiglie hanno diritto a un risarcimento governativo in caso di morte di un loro membro.

E’ comunque chiaro che le cifre fornite in un primo momento erano stime per difetto, anche perché contrastavano con le testimonianze, anche dei diversi turisti sconvolti per l’accaduto. Per ora, non resta che scavare e sperare. Poi, per l’isola che sperava di diventare “la nuova Bali”, servirà ricostruire.

(di Alessandro Ursic/ANSA)