Tav divide M5s e Lega. Di Maio: “Non ci crede più nessuno”

Una manifestazione No-Tav
Una manifestazione No-Tav

ROMA. – La Tav Torino-Lione continua a generare frizioni nella compagine di Governo. E scuote dall’interno il ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Con un botta e risposta tra il titolare grillino Danilo Toninelli e il suo sottosegretario, il leghista Armando Siri. Ma a ricomporre le divisioni è il vicepremier Luigi Di Maio, che liquida il dossier spiegando che nell’opera non crede più nessuno e, pur ammettendo le “differenze di vedute” nel Governo, assicura che con Salvini si troverà un accordo.

“Sono 30 anni che è stata progettata quest’opera, oltre 10 anni che si prova ad avanzare, si dà la colpa ai no tav ma la verità è che questa è un’opera in cui nessuno crede più”, dice Di Maio. “Nel contratto c’è scritto che va interamente rivista e rivederla significa, e credo che anche gli elettori della Lega siano d’accordo con me, che spendere 10 miliardi per andare da Torino a Lione quando in alcune parti del paese anche l’asfalto è un lusso non sia una priorità”, mette in chiaro Di Maio, che liquida secco anche le lamentele del commissario per la Tav Paolo Foietta per non essere stato ricevuto dal ministro Toninelli (“Se nomino un commissario per un’opera e quell’opera non la voglio realizzare nominerò” qualcuno, se invece “la voglio portare avanti nominerò un altro”).

A scatenare la querelle all’interno del Mit, un tweet di Toninelli che fa riferimento all’altolà del presidente del Parlamento europeo e vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani, che visitando i cantieri di Saint-Martin-La-Porte si è schierato contro l’ipotesi di fermare i lavori della Tav. “Mi sporco le mani da quando sono nato. Uso con i soldi pubblici del Ministero dei trasporti la stessa attenzione che usavano i miei genitori per gestire le poche risorse familiari. Antonio Tajani e tutti gli altri che blaterano su Tav, si mettano l’anima in pace. La mangiatoia è finita!”, mette in chiaro Toninelli, che sulla Torino-Lione, pur ricordando quanto previsto dal contratto di Governo (la ridiscussione integrale dell’opera), qualche giorno fa non ha escluso l’ipotesi di recedere dalla sua prosecuzione.

Di tutt’altro parere il sottosegretario leghista Siri, che replica direttamente al titolare del suo stesso ministero. “I soldi pubblici non si devono sprecare, ma le grandi opere si possono fare e si debbono fare pretendendo che non ci siano sprechi. Non è che fare la grande opera significhi alimentare una mangiatoia”, osserva Siri. “Nel contratto di governo c’è scritto che avremmo ridiscusso l’opera verificando costi e benefici ed è quello che stiamo facendo”, aggiunge il sottosegretario, che però arriva ad una conclusione chiaramente opposta a quella di Toninelli: “Questo non significa uno stop”.

Critiche bipartisan al ministro arrivano anche dalla politica. “Se si sceglie di non farla non ci si nasconda dietro presunte ‘mangiatoie’ che di certo Toninelli non ha trovato in eredità da me, e che se fossero vere vanno comunque denunciate in Procura e non in un tweet”, avverte il suo predecessore Graziano Delrio, capogruppo dei deputati Pd.

“Se Toninelli e i 5stelle continuano così non finisce la mangiatoia ma finisce la ricchezza degli italiani”, aggiunge la vicepresidente dei senatori Fi Licia Ronzulli. I toni di Toninelli non piacciono infine al deputato di Fdi Fabio Rampelli, che si dice “esterrefatto” per le parole contro Tajani e parla di governo “gruppettaro”.

(di Enrica Piovan/ANSA)